venerdì 4 febbraio 2011
Nell'inconsciente non c'è negazione.
Anche se è pressoché certo che il terzo capitolo di Manuale d'amore sarà la solita commedia insipida e sciacquetta per tempi insipidi e sciacquetti – cioè, esattamente come gli altri due capitoli che l'hanno preceduto – la canzone di Morgan che hanno utilizzato per il trailer (Altrove) è proprio bella, sia come musica, sia come testi (ma in realtà è tutto l'album La canzoni dell'appartamento ad essere bello).
Quel canuto ragazzo ci aveva fatto sperare bene, ma poi lo sappiamo tutti com'è finita...
giovedì 3 febbraio 2011
Ausmerzen-Vite indegne.
Marco Paolini in tv, su La7, porta in scena l'ennesimo tassello del suo grande progetto di teatro civile (un'operazione quasi disperata in un Paese sempre più incivile), frutto di due anni di ricerche, riflessioni, incontri con testimoni e specialisti (sì, c'è modo e modo di fare le cose).
Ausmerzen è un grande spettacolo, difficile da abbracciare completamente (per la sua complessità, per l'enorme numero di temi e dati che Paolini riversa al suo interno e, soprattutto, per l'argomento che tratta) ma nello stesso tempo costruito con grande attenzione alla grafica, alla regia e alla costruzioni degli spazi teatrali cuciti e tenuti insieme dal corpo e dalla voce dell'attore
Un ragionamento lungo oltre 2 ore sull'eugenetica nazista ma, soprattutto – e ben più importante – su come ogni orrore non sia mai lontano dalla natura umana e, soprattutto, quando avviene è sempre il frutto di un ragionamento, di una cultura, che si è messa in moto molto tempo prima.
E se non si capisce questo, gli errori (e gli orrori) sono destinati a replicarsi all'infinito.
Quello share del 6,44% portato a casa da Ausmerzen (1,7 milioni di spettatori, il 2,8% dei cittadini italiani) è senza dubbi un grande risultato per la rete (che, esempio quasi unico in Italia, ha dimostrato per l'ennesima volta che una tv differente è possibile: nessuna interruzione pubblicitaria, semplicemente perché non avrebbe avuto senso), ma a me sale una sorta di rabbia inconsolabile quando leggo, nella stessa serata, del 18,91% di share degli spettatori di Paperissima o del 26,73% di quelli di Napoli-Inter.
Entrambe quelle percentuali, se confrontate a quelle dello spettacolo di Paolini, ci mostrano che se è vero che la libertà significa che ogni scelta è legittima (anche quella di non sapere, anche quella di non pensare), è anche vero che il nostro è e resta un Paese sostanzialmente ignorante.
(se non avete visto Ausmerzen, lo potete vedere QUI)
Ausmerzen è un grande spettacolo, difficile da abbracciare completamente (per la sua complessità, per l'enorme numero di temi e dati che Paolini riversa al suo interno e, soprattutto, per l'argomento che tratta) ma nello stesso tempo costruito con grande attenzione alla grafica, alla regia e alla costruzioni degli spazi teatrali cuciti e tenuti insieme dal corpo e dalla voce dell'attore
Un ragionamento lungo oltre 2 ore sull'eugenetica nazista ma, soprattutto – e ben più importante – su come ogni orrore non sia mai lontano dalla natura umana e, soprattutto, quando avviene è sempre il frutto di un ragionamento, di una cultura, che si è messa in moto molto tempo prima.
E se non si capisce questo, gli errori (e gli orrori) sono destinati a replicarsi all'infinito.
Quello share del 6,44% portato a casa da Ausmerzen (1,7 milioni di spettatori, il 2,8% dei cittadini italiani) è senza dubbi un grande risultato per la rete (che, esempio quasi unico in Italia, ha dimostrato per l'ennesima volta che una tv differente è possibile: nessuna interruzione pubblicitaria, semplicemente perché non avrebbe avuto senso), ma a me sale una sorta di rabbia inconsolabile quando leggo, nella stessa serata, del 18,91% di share degli spettatori di Paperissima o del 26,73% di quelli di Napoli-Inter.
Entrambe quelle percentuali, se confrontate a quelle dello spettacolo di Paolini, ci mostrano che se è vero che la libertà significa che ogni scelta è legittima (anche quella di non sapere, anche quella di non pensare), è anche vero che il nostro è e resta un Paese sostanzialmente ignorante.
(se non avete visto Ausmerzen, lo potete vedere QUI)
Diego says.
mercoledì 2 febbraio 2011
Aspettando la superstoria.
A quando un bel filmino made in Medusa che ribalti in maniera eroica le vicende giudiziarie del nostro Presidente e che ci racconti in un profluvio di fotografia charoscurata i 6 miliardi di processi che ha dovuto affrontare negli ultimi 20 anni per combattere le migliaia di toghe politicizzate capitanate da Ilda la rossa? Una roba tipo un uomo solo impegnato in una lotta titanica per difendere la giustizia e la libertà. Con molta fica.
Questo per dire che, a fumetti, è una storia che ho già letto quest'anno: l'ha scritta Matt Fraction e disegnata Carmine Di Giandomenico per l'Annual 2010 di Iron Man (nota a margine, primo albo Marvel ad essere pubblicato contemporaneamente su carta e in digitale per Ipad)
È la storia del Mandarino, l'acerrimo nemico di Iron Man che, dopo 40 anni di umilianti batoste, capisce che è ora di cambiare marcia: costringerà un regista a girare un film che racconti la sua versione della storia, dove lui è l'eroe difensore della patria (e non lo spietato malvivente di cui parlano le malelingue) e l'uomo in armatura è l'occidentale, rozzo, violento, massacratori di indifesi e usurpatore delle libertà di ognuno che – ed è qui la grandezza – il Mandarino sconfiggerà come ha sempre fatto.
È una storia perfetta, scritta da Fraction con grande stile narrativo (e conoscenza dei personaggi) e disegnata dal nostro Carmine con una bravura che strappa applausi ad ogni pagina.
Ed ho pochi dubbi che sarà questa la storia che quest'anno si porterà a casa l'Eisner.
Questo per dire che, a fumetti, è una storia che ho già letto quest'anno: l'ha scritta Matt Fraction e disegnata Carmine Di Giandomenico per l'Annual 2010 di Iron Man (nota a margine, primo albo Marvel ad essere pubblicato contemporaneamente su carta e in digitale per Ipad)
È la storia del Mandarino, l'acerrimo nemico di Iron Man che, dopo 40 anni di umilianti batoste, capisce che è ora di cambiare marcia: costringerà un regista a girare un film che racconti la sua versione della storia, dove lui è l'eroe difensore della patria (e non lo spietato malvivente di cui parlano le malelingue) e l'uomo in armatura è l'occidentale, rozzo, violento, massacratori di indifesi e usurpatore delle libertà di ognuno che – ed è qui la grandezza – il Mandarino sconfiggerà come ha sempre fatto.
È una storia perfetta, scritta da Fraction con grande stile narrativo (e conoscenza dei personaggi) e disegnata dal nostro Carmine con una bravura che strappa applausi ad ogni pagina.
Ed ho pochi dubbi che sarà questa la storia che quest'anno si porterà a casa l'Eisner.
L'amore va oltre.
E così pare che Nicole Minetti, 25 anni, abbia dichiarato ai magistrati di aver avuto (di avere ancora?) un'amicizia affettuosa con il nostro sorridente ed ultra-settantenne Premier, liason pare nata dopo che il nostro era stato costretto a letto dall'incontro ravvicinato tra il suo labbro e una statuetta del duomo di Milano (e quindi niente baci per un po' nell'amicizia affettuosa).
(Che sia dunque lei la misteriosa fidanzata a cui Silvio accennava nel suo primo video messaggio del 2011, quella del "era presente anche lei a queste feste e quindi figuriamoci se avrebbe mai permesso che succedesse qualcosa di sconveniente e..."? Ok, tutto chiaro.)
Ma in fondo, povera stella, come non comprenderla?
Il suo tenero cuoricino ventenne e madrelingua non avrà potuto resistere di fronte a quel culone flaccido celebrato con amore dalle intercettazioni telefoniche.
E se non credete che tra un settantaquattrenne e una ventincinquenne possa esistere un'amicizia affettuosa (anche detta "relazione schiumettata e linguaiola") allora siete i soliti comuuuunistiiii!!!!!
(Che sia dunque lei la misteriosa fidanzata a cui Silvio accennava nel suo primo video messaggio del 2011, quella del "era presente anche lei a queste feste e quindi figuriamoci se avrebbe mai permesso che succedesse qualcosa di sconveniente e..."? Ok, tutto chiaro.)
Ma in fondo, povera stella, come non comprenderla?
Il suo tenero cuoricino ventenne e madrelingua non avrà potuto resistere di fronte a quel culone flaccido celebrato con amore dalle intercettazioni telefoniche.
E se non credete che tra un settantaquattrenne e una ventincinquenne possa esistere un'amicizia affettuosa (anche detta "relazione schiumettata e linguaiola") allora siete i soliti comuuuunistiiii!!!!!
martedì 1 febbraio 2011
Eventi epocali per la cultura.
È una grande notizia. Una di quelle per cui se in Italia esistesse davvero una parvenza di industria culturale, ieri l'avremmo letta su tutti i quotidiani nazionali. Ad Angoulême, l'italiano Manuele Fior si è aggiudicato il premio per il miglior libro a fumetti con "Cinquemila chilometri al secondo". E per contare gli italiani che negli anni si sono aggiudicati quel premio così prestigioso, bastano le dita di una mano.
Ora, se non sbaglio, il libro di Fior si era già aggiudicato nel 2010 il premio come miglior libro a Lucca.
Ma se è vero che i premi sono sempre premi (quindi con un loro valore in quanto espressione del plauso di una comunità), è vero anche che i due premi non sono nemmeno lontanamente confrontabili.
Perché? Perché quello della Fiera di Angoulême è, appunto, un premio che matura all'interno di un Paese che da sempre possiede un'industria culturale e, nello specifico, ne ha una dedicata al fumetto.
L'Italia non ha mai avuto nulla di tutto questo, al massimo alcuni momenti di grande vivacità, pochi esempi di artigianato di grande valore e altrettanti di riuscita imprenditorialità. Ma manca assolutamente un collante che tenga insieme tutto questo perché negli ultimi 30 investire nella cultura è sempre stata l'ultima delle priorità di noi italiani (e quindi, a tutti i livelli della vita sociale, la prima da scartare di fronte a qualunque evenienza).
Applaudo con grande felicità al premio che la giuria del Festival di Angoulême ha voluto tributare al 35enne autore di fumetti italiano e consiglio a tutti di acquistare QUI il suo bellissimo libro pubblicato in Italia da Coconino/Fandango.
Ora, se non sbaglio, il libro di Fior si era già aggiudicato nel 2010 il premio come miglior libro a Lucca.
Ma se è vero che i premi sono sempre premi (quindi con un loro valore in quanto espressione del plauso di una comunità), è vero anche che i due premi non sono nemmeno lontanamente confrontabili.
Perché? Perché quello della Fiera di Angoulême è, appunto, un premio che matura all'interno di un Paese che da sempre possiede un'industria culturale e, nello specifico, ne ha una dedicata al fumetto.
L'Italia non ha mai avuto nulla di tutto questo, al massimo alcuni momenti di grande vivacità, pochi esempi di artigianato di grande valore e altrettanti di riuscita imprenditorialità. Ma manca assolutamente un collante che tenga insieme tutto questo perché negli ultimi 30 investire nella cultura è sempre stata l'ultima delle priorità di noi italiani (e quindi, a tutti i livelli della vita sociale, la prima da scartare di fronte a qualunque evenienza).
Applaudo con grande felicità al premio che la giuria del Festival di Angoulême ha voluto tributare al 35enne autore di fumetti italiano e consiglio a tutti di acquistare QUI il suo bellissimo libro pubblicato in Italia da Coconino/Fandango.
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