martedì 6 ottobre 2009

SpazioTempo, by day.

SpazioTempo in versione diurna (foto di Fabrizio Orsi).

Nell'ultima foto, sullo sfondo, si può notare quella che è stata da me nerdisticamente ribattezzata "la poltrona di Concrete".

venerdì 2 ottobre 2009

Bellimbusto.

Ogni volta che sto per dimenticarmi che cos'è il piacere della creatività, tac!, ecco che Elio e le storie tese sfornano un nuovo progetto.
Chi l'ha detto che (in Italia) non c'è gusto ad essere intelligenti?

giovedì 1 ottobre 2009

SpazioTempo.


Gli ultimi mesi qui in studio sono stati dedicati a un bel progetto che ha assorbito buona parte del nostro tempo e delle nostre energie (e che ci ha fatto dire più volte "ma che cazzo ci siamo inventati stavolta?") e che, finalmente, ieri è stato annunciato alla stampa locale.

Il progetto, ideato e realizzato da Alisei (marchio nato dalla collaborazione tra Gruppo saldatori e Tecnosolution) in partnership con Fiere di Reggio Emilia, si intitola SPAZIOTEMPO e debutterà dopodomani all'interno della 21esima edizione di Casa & Tavola, l'appuntamento annuale per Reggio Emilia e provincia (ma anche Parma e Modena, che i corregionali limitrofi non mancano mai di farci una capatina) dedicato alle proposte per vivere la propria casa, arredarla e -perché no?- godersi qualcosa di buono da mangiare.
Lavoro di Alisei a parte, come Gruppo Saldatori, oltre della grafica di tutta l'area, ci siamo occupati dell'art direction, dell'impaginazione e del coordinamento editoriale della rivista/catalogo di 100 pagine dedicata al progetto (e agli espositori che vi partecipano) che verrà distribuita durante la Fiera.

SpazioTempo sarà un'area di circa 600 mq all'interno di Casa & Tavola dedicata esclusivamente ai modi in cui è possibile vivere il benessere nella propria casa, con una proposta delle migliori marche nel campo dell'arredamento, dell'elettronica, dell'hi-fi e dell'home-theatre, dell'illuminazione, della domotica e dei materiali da costruzione che, insieme e coordinati da 3 architetti, presenteranno al pubblico delle vere e proprie installazioni costruite attorno ai loro prodotti.

La novità di SpazioTempo, infatti, è proprio questa: gli espositori (una trentina) sono invitati a partecipare con un proprio prodotto che gli architetti e gli interior designer scelgono di collocare in uno spazio immaginato e progettato da loro stessi.
Cosi facendo si annulla la logica dello stand classico che ormai rischia di rendere le fiere tutte uguali: lo stand dell'espositore invitato a partecipare è TUTTA l'area SpazioTempo e, cosa più importante, sono le sinergie tra gli espositori e i modi in cui esse vengono coordinate dagli organizzatori che diventano la vera forza della proposta al pubblico.

Per chi frequenta il Salone del Mobile di Milano non sto dicendo nulla di nuovo ma, credetemi, il pubblico di Casa & tavola sabato pomeriggio (quando inaugurerà la Fiera) avrà davvero una sorpresa trovandosi di fronte a questa vera e propria scatola bianca che contiene ambienti allagati, pareti in cemento armato e divani fatti di lastre di pietra sovrapposte, ambientazioni quasi oniriche per tavoli, cucine, poltrone, letti e librerie.
Una struttura imponente che faccio fatica a pensare che fino a 10 giorni fa ancora nemmeno esisteva se non in forma di progetto.

Ecco, è montare una fiera di questo tipo che ho scoperto che per me è affascinante.
Il rumore delle martellate e di chi taglia il legno, il vociare di chi lavora, l'odore di polvere e vernice fresca, quel misto di frenesia e "abbiamo noi tutto sotto controllo, perché montare questa roba è il nostro mestiere" insieme alle cose che si inseriscono una nell'altra e diventano giorno dopo giorno concrete, è qualcosa che ho scoperto che mi meraviglia e mi affascina.
Forse perché lavoro tutto il giorno al telefono e davanti a uno schermo e in questo campo non saprei proprio dove cominciare.
O forse perché mi rendo conto che, se prima non ci fosse un lavoro fatto al telefono e davanti a uno schermo, tutto questo non esisterebbe.
Credo che sia l'unione delle due cose che mi meraviglia, la dimostrazione concreta che la diversità e la collaborazione sono alla base di ogni cosa ben fatta.

Ad ogni modo, tutto questo per dire che stamattina sono rimasto 10 minuti buoni ad ammirare i tecnici di Valcucine che stavano montando la loro Vitrum: 8 metri di cucina in vetro e alluminio, tutta illuminata da luci led interne al vetro. Pura fantascienza per me (sì, è quella dell'immagine che apre questo post e dal vivo ti fa veramente rendere conto che c'è ancora chi progetta le cose con la testa, che si può fare arte e avanguardia anche creando arredamento).

Insomma, se sabato siete da queste parti, fate un salto a Casa & tavola e veniteci a trovare a SpazioTempo (o, se non riuscite sabato, tenete conto che la Fiera dura una settimana).
Io sarò quello che vedrete girare incredulo per l'Area che potete vedere nei rendering qui sotto:



mercoledì 30 settembre 2009

Porca miseria (umana)!



Avevo ragione? Avevo torto?

Beh, ecco QUI com'è finita.

Se volete ve l'affitto la palla di cristallo grazie alla quale ho previsto "un'eventualità che non si era ancora verificata" e una cosa di cui "nulla era stato ancora deciso".
Ma forse non vi servirebbe come non è servita a me.

Permettetemi di dirlo: se vogliamo parlare di miseria umana, quella è solo di certi personaggi che con la verità evidentemente non hanno mai avuto nessuna frequentazione (e infatti, come ciliegina sulla torta, indovinate chi ritorna al timone di BD? Esatto! E chi dice "Perché? Se ne era mai andato?" è il solito comunista).

ps: e visto che non l'avevo fatto tempo fa quando lo avevo letto, ne approfitto adesso per ringraziare pubblicamente Giorgio Messina che QUI aveva dedicato un lungo pezzo per parlare dell'accaduto, inserendolo giustamente nel contesto più ampio dello stato della critica e dell'informazione fumettistica italiana.

lunedì 28 settembre 2009

District 9.


Ieri ho invitato a cena due amici e ho cucinato per loro.
Ho sminuzzato la cipolla e l'ho fatta appassire lentamente nell'olio caldo.
Poi ho preso il vitello e, insieme alla cipolla, l'ho messo a cuocere in abbondante vino bianco, rosmarino, un pizzico di timo, pochi grani di pepe nero e sale.
Il risultato l'ho fatto raffreddare e poi l'ho affettato.
Il fondo di cottura rimasto nel tegame l'ho passato e messo da parte. Non tutto: un po' l'ho lasciato nel tegame e, aggiungendoci due cucchiai di farina e correggendo con acqua (che il vino c'era già), l'ho fatto cuocere per un paio di minuti per ottenere la demi-glace (poi filtrata per eliminare i grumi).
Ho affettato a rondelle due zucchine e le ho passate in padella con un pizzico di sale e, anche qui, con poco timo.
Poi ho preso del formaggio gorgonzola e, aggiungendoci un po' di latte, l'ho fatto sciogliere in un pentolino a fiamma bassa.
A questo punto, ho impiattato: stesa una leggera base di demi-glache al centro del piatto (grande, che a me piace così), ci ho adagiato sopra le fette di vitello. Sul vitello ho appoggiato le rondelle di zucchine e sopra, a coprire (e a decorare), il gorgonzola fuso.

Non avevo una ricetta da seguire ma solo un punto di partenza (la voglia di cucinare) e uno di arrivo (la cena con gli amici) e, tra i due, una serie di ingredienti da lavorare in modo che i sapori si amalgamassero senza confondersi o annullarsi.

Il cibo e i modi in cui si prepara hanno a che fare con il linguaggio. Ogni linguaggio ha molteplici punti di svolta che ci permettono di dire (e far vedere) una cosa piuttosto che un'altra.
Scelte, percorsi che possiamo seguire ma che diventano interessanti soprattutto per il modo in cui ognuno di noi li percorre. È il percorso che crea il senso narrativo.
Dati gli stessi ingredienti, una volta cotti, potevo frullare il tutto e servire in tavola quello.
Ma sarebbe stato lo stesso?

Mi è venuta in mente questa considerazione ripensando all'atteso District 9 e a tutti i registri linguistico-narrativi che il regista Neill Blomkamp ha voluto ficcarci dentro. Questo che ci mostra sarà anche il futuro del cinema, ma questo cinema che di scelta alla fine ne fa una sola (ossia, non scegliere tra le infinite possibilità del linguaggio visivo ma proporle tutte a chi guarda simultaneamente) non è cinema che fa per me.

venerdì 25 settembre 2009

Citare Altan.

Niente di particolare. Pensavo semplicemente che a volte, nella vita, c'è solo una soluzione per fare immediatamente chiarezza: citare Altan.

mercoledì 23 settembre 2009

Il fatto quotidiano.


Oggi prima uscita in edicola per Il fatto quotidiano.
C'era molta attesa per questo quotidiano che ha dentro firme prestigiose come quella di Padellaro, Colombo, Travaglio, Beha (soprattutto da parte dei lettori di centrosinistra, credo, che più o meno si sono abbonati in 30 mila nei mesi scorsi e che, stamattina, hanno fatto sparire quasi subito le copie distribuite), però, se è vero che il buongiorno si vede dal mattino, la vedo un po' buia per tutta l'operazione.

La grafica generale è bruttina, ma questo è il meno (però è bruttina lo stesso).
Il problema è tutto l'impianto del giornale che, alla fine, sembra una versione con redazione ridotta de L'Unità. La sensazione che si ha leggendo è proprio quella che manchi una visione d'insieme che, per come la vedo io, è quella che da una redazione permette di creare un quotidiano e che, alla fine, l'unico collante sia il fatto che si deve fare qualcosa concretamente per arginare il dilagare di Berlusconi e della sua Weltanschauung.
Tipo fondare un quotidiano indipendente.

In realtà, nel suo editoriale, Oliviero Beha ci tiene a dire che sbaglia chi pensa che il fatto quotidiano sarà IL giornale anti-berlusconi ma, basandosi solo sulla lettura del primo numero, salta all'occhio che il numero delle volte in cui nello spazio delle 16 pagine del giornale viene nominato Superbanana è imbarazzante.
Chiariamoci: sono convinto anche io che il problema nasca soprattutto dall'invadenza creata dalla figura di Berlusconi (il che porta a nominarlo spesso), ma è anche vero che, di questo passo, si rischia la saturazione anche nei lettori che, come me, sono già d'accordo (e che, diciamocelo, in buona parte andranno a coincidere con gli acquirenti del giornale).
Tradotto: 7,20 euro a settimana per leggermi centinaia di volte che il problema è Berlusconi, non è proprio il mio ideale di buon investimento.

Altro passo falso (dal mio modesto punto di vista): inaugurare un quotidiano con la notizia che la Rai non vuole Travaglio ad Anno Zero (e che in realtà, a sentire quello che dichiara il direttore di Rai 2, farebbe proprio a meno di Anno Zero tout court).
Capisco il problema (e lo condivido), ma diciamo che come prima notizia di una prima uscita di un quotidiano mi sembra un po' mal collocata.

Ci sarebbero anche altre osservazioni da fare (tipo sulla pagina della cultura e quella degli spettacoli) però, visto che ho concesso a Il Fatto Quotidiano la fiducia di una settimana di acquisto e lettura (sono un uomo d'altri tempi), magari vale la pena tornarci su in seguito.

ps: la foto in alto l'ho pescata dalla rete: io infatti dopo Animals, questo mese ho deciso che non me ne frega niente nemmeno di Wired e quindi il nuovo numero l'ho comodamente lasciato all'edicolante che mi ha detto già che farà una fatica boia a venderlo.