lunedì 26 settembre 2011

"Fu vera gloria?"


(1932 - 2011)

25 commenti:

  1. dai, per cortesia, non scherziamo.

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  2. Ai posteri l'ardua sentenza.

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  3. Come dicevo su fb: cazzo, si.

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  4. ‎"Ora Sergio Bonelli galoppa nelle grandi praterie o naviga nelle acque del Rio delle Amazzoni…" (Sergio Cofferati, L'Unità)

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  5. "...mentre Enzo Mirigliani rimane al villaggio a divertirsi con le fanciulle del saloon". Un brindisi e un sorriso per chi non c'è più.

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  6. Punto interrogativo alquanto fuori luogo...

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  7. I punti interrogativi non sono mai inopportuni (e, se messi con onestà intellettuale, non tolgono mai niente a nessuno).

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  8. Quando avrai fatto un milionesimo di quello che ha fatto lui, allora metti i punti interrogativi che vuoi. Ma solo allora.

    Michele

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  9. Hai notato le virgolette, Michele?
    Originariamente quella domanda non si riferiva all'ultimo dei pirla.
    Quindi direi che sono ben conscio delle distanze tra quello che ha saputo fare Sergio Bonelli e quello che facciamo tutti noi altri che pubblichiamo fumetti, no?

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  10. e allora spiegaci che vuol dire questo post, perchè a me sembra solo speculazione su una persona morta il cui corpo è ancora caldo.

    Nuovi Max Bunker che crescono?

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  11. @MarPlace: hai scritto "persona morta", ma volevi scrivere "Dio morto", vero?
    Del resto basta leggere questo http://unazanzaraallaeroporto.blogspot.com/2011/09/unuomo-unavventura-addio-sergio.html#comments
    per capire che sei un fanatico.
    Critico spesso questo blog e il suo autore, ma stavolta devo riconoscere che il punto interrogativo è un suo diritto, come lo sono i tuoi dogmi da fanatico, sottolineati dal tuo tono inquisitorio da Torquemada ("Spiegaci cosa vuol dire questo post!").
    Bonelli non era un fanatico, né un dogmatico.

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  12. Questo commento è stato eliminato dall'autore.

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  13. Quoto RRobe. Sì, eccheccazzo!

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  14. Quindi le virgolette indicherebbero una citazione, non sono enfatiche. Sicché se Sergio Bonelli è stato il Napoleone del fumetto italiano (e fin qui...), l'autore del post crede di avere titolo per porre la domanda perché ritiene di essere Manzoni?

    Giacomo C.

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  15. @Anonimo, chiunque tu sia: ho chiesto semplicemente il senso della domanda, dato che mi sfugge. Ammiravo e ammiro tutt'ora Bonelli.
    Se a te piace pensare che io sia fanatico fai pure, dormirò comunque sonni tranquilli stanotte. E in ogni caso non era tanto la domanda (legittima) quando la tempistica della stessa a dare fastidio, almeno per quanto mi riguarda.

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  16. @Giacomo C.: quindi nessuno avrebbe titolo per citare chichessia, dato che nessuno è la persona che cita? Per favore...
    @Mar Place: non hai "chiesto semplicemente" nulla: hai ordinato perentoriamente e hai accusato di "speculare su persone morte ancora calde". Forse non hai capito il gioco della citazione, ma non è questo un motivo per comportarti così, cioé da fanatico. Io non "credo" che tu sia un fanatico, lo deduco da ciò che scrivi.

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  17. anò, ti vuoi attaccare alle stronzatelle? Al modo in cui ho chiesto delucidazioni? "E allora spiegaci" è da fanatico, mentre "Potresti per cortesia spiegarmi" è da persona normale? E fai pure, fai pure, non starò certo appresso all'ennesimo troll di quartiere che cita l'inquisizione per darsi un tono. Il lettore bonelliano (categoria a cui orgogliosamente mi sento di appartenere) è meno stupido e chiuso di quanto voi crediate. Buone cose
    Cià

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  18. "Il lettore bonelliano (categoria a cui orgogliosamente mi sento di appartenere)"
    Lo vedi? Lo vedi che mi dai ragione? Te ne accorgi sì o no?
    Vabbé, l'ho tenuta anche troppo lunga.
    Cià anche a te.

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  19. basta così poco per esser etichettati come fanatici? Non credevo....

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  20. I fanatici per me sono coloro che, non solo non si fanno domande (si autodefiniscono in qualche modo e a loro va bene così) ma non tollerano nemmeno che qualcuno ponga (o si ponga) delle domande.

    "A che titoli tu osi porre una domanda?", ho letto.
    A titolo di essere umano. Non è abbastanza?

    Sergio Bonelli per me può essere considerato il Napoleone del fumetto italiano e, come tale, è ovvio che, in una grandezza tale (che va obbligatoriamente posta in una prospettiva storica) ci siano luci e ombre, cose che nelle sue scelte di editore condivido e cose che – non da oggi che Sergio Bonelli non c'è più – critico.
    E questo taglia fuori ogni considerazione sulla sua figura umana su cui sento di non aver nessun diritto di parlare.
    Sul resto, per rimanere nella citazione iniziale, solo i posteri si potranno pronunciare a senso.

    Ma a noi resta comunque sempre la possibilità di riflettere e io credo che in tutto ciò che l'industria del fumetto italiano ha delegato a Bonelli (arrivando ad incazzarsi quando le scelte di Bonelli non coincidevano con le scelte di parti di tale industria) si possano leggere molti dei limiti e delle fragilità di questa industria (che forse è così fragile che ha paura di non esistere nemmeno).

    Ed è sbagliato porsi la domanda se di questa fragilità Sergio Bonelli avesse delle responsabilità precise? Lui come altri che hanno operato (o operano) nel suo stesso settore?
    No, non credo che sia sbagliato e non credo nemmeno che tolga una virgola a quello che Bonelli con la sua casa editrice è stato in grado di fare.

    Nelle cronache che ho letto in giro in questi giorni emerge così forte il senso della scomparsa del DUX (nel senso latino del termine) e, insieme, il dolore per la morte del PATER che sorge automaticamente la voglia di porsi delle domande.
    In entrambe le figure (il Dux e il Pater) si incarna una fantasia sulla figura paterna (che è una fantasia consolatoria del tipo "io esisto perché sono uguale/appartengo a...") che mi spinge automaticamente ad una riflessione quando penso che è stata stata appiccicata ad un editore di fumetti.

    Chiariamoci. Mi pongo queste domande anche perché non mi sento "super partes" quando parlo di questo argomento, perché non mi sento assolutamente estraneo da esso.
    In una lettera che ho spedito a Sergio Bonelli un paio di mesi fa c'era scritto questo:
    "se non avessi imparato ad apprezzare e conoscere il fumetto dalle tantissime pagine pubblicate dalla sua casa editrice, molto probabilmente oggi farei un lavoro diverso da questo che invece amo."
    Tutto questo è vero ed è sulla base di QUELLA verità che io mi pongo delle domande.

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  21. Io vorrei parlare pubblicamente di queste questioni (soprattutto per quanto riguarda il PATER), ma evito accuratamente di farlo.
    Meglio aspettare un po' di tempo, per evitare ondate di fanatismi "a corpo ancora caldo".
    Il fatto è, però, che quando quel momento sarà arrivato, ciò di cui voglio parlare sarà evidente a tutti. Quindi...

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