lunedì 26 luglio 2010

Qui in Emilia è normale.

Ieri sera, insieme a un migliaio di persone – a occhio e croce –  ero a Casa Cervi, tra Campegine e Gattatico, dove si celebrava la famosa pastasciuttata del 1943 (e una foto della serata documenta che non dico balle).



In pratica il 25 luglio del 1943 la famiglia Cervi si inventò un modo per festeggiare il crollo del Fascismo e l'arresto di Mussolini: portare sulla piazza della vicina Campegine una grande pentola di pastasciutta per festeggiare insieme alla popolazione la caduta del regime.
Il più bel funerale del Fascismo, per usare le parole di Alcide Cervi a cui, pochi mesi dopo, quei simpaticoni dei nazifascisti fucilarono in un colpo solo 7 figli.

E così ancora oggi, per ricordare quella storica data, il 25 luglio si fa una festa in cui c'è un piatto di pasta per tutti e il piacere è quello di mangiare tutti insieme nel grande parco di Casa Cervi (che oggi, oltre che luogo di grande valore simbolico della Resistenza e sede del museo della famiglia Cervi, è anche istituto dedicato allo studio della civiltà agricola).

Qui in Emilia Romagna è normale ricordare che in Italia ci fu per vent'anni il Fascismo e che, un bel giorno di luglio, il Fascismo cadde col botto.
È normale tenere viva la memoria di questo avvenimento e ritrovarsi tutti insieme per farlo.
Ed è anche normale creare dei parallelismi tra chi, ieri, combattè per liberare l'Italia dai nazi-fascisti e chi, come le associazioni di Libera, oggi lavora per diffondere la cultura della legalità e del rifiuto del potere mafioso.

Ma la sensazione fortissima è che, una cosa normale (e bella) come questa, in altre parti dell'Italia non esista, che in altre parti dell'Italia non ci si veda niente da ricordare e da festeggiare nel fatto che il 25 luglio del 1943 il Fascismo se ne andò a gambe all'aria, dando così la possibilità all'Italia di incamminarsi nella via della Democrazia.

D'altra parte se non mantieni vivo il ricordo di quello che è accaduto, l'ignoranza prenderà sempre più piede. E le persone, quando sono nell'ignoranza (soprattutto nell'ignoranza della loro Storia) sono deboli e più facilmente controllabili.

Sono fermamente convinto che l'Italia avrebbe bisogno di più feste "allegre e pensose insieme" come questa, magari a scapito di qualche inutile e vuota Notte Bianca di Veltroniana memoria.

3 commenti:

  1. gran bel pezzo.
    concordo su tutto.
    ciao

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  2. Cari signori, avete ragione. Conoscere la storia vi farebbe un gran bene. Il Fascismo non fu un qualcosa imposta agli italiani dagli alieni.....ma se lo scelsero e ci sguazzarone fino a quando le cose girarono bene. Troppo facile rimuovere tutto.....son stati i cattivi.....siam stati noi..... Per essere degli pseudo mangiapreti praticate con estrema disinvoltura il sacramento della penitenza....assolvendovi/ci per non aver commesso il fatto.

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  3. Caro il mio anonimo, io personalmente insieme a buona parte delle persone che erano a Casa Cervi non abbiamo voluto un bel niente e che quindi non abbiamo bisogno di nessuna assoluzione (oltre a poterci godere di buon diritto una festa anti-fascista).

    (piccolo inciso: non ho mai né voluto né votato nemmeno il piccolo duce che abbiamo oggi al governo e, quindi, il giorno che ce lo leveremo di torno potrò con buon diritto festeggiare. Anche se la maggior parte dei miei concittadini l'hanno scelto e votato)

    In Italia, al tempo, ci fu chi voleva il fascismo come chi non lo voleva.
    I primi erano di più, d'accordo, ma questo che significa?
    Io festeggio con la minoranza che il fascismo non lo voleva e che si è battuta per toglierselo di torno.
    Tra questi ce ne è una parte che, all'inizio, era tra quelli che il fascismo lo volevano? Bene, dov'è il problema? Non è possibile volere una cosa, rendersi conto che è un male e non volerla più? (poi, certo, non sono così ingenuo da credere che tra quelli non ce ne fosse una parte che questo cambio l'ha fatto più che altro per convenienza).

    Di più. Io non so se tu hai figli o meno, anonimo. Ma, se li hai, forse puoi immaginare che cosa significhi vederseli ammazzati tutti (dai tedeschi, certo, ma con l'avvallo dei fascisti).
    Io personalmente tengo vivo quel ricordo, di una famigli antifascista in uno stato fascista che ha pagato cara per quella libertà e quella democrazia che oggi io e te ci possiamo godere.

    Perché è così difficile accettare l'idea che sia normale festeggiare il fatto che la nostra è una Repubblica antifascista? Cosa c'è di sbagliato in questo?

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