mercoledì 4 maggio 2011

Comicon.06

Vi faccio partecipi di un dubbio filosofico (e, nella fattispecie, etico) su cui, non avendo di meglio da fare mentre prendo il caffè, mi sto arrovellando.

Allo stand della NPE acquisto il terzo volume di Ravioli Uestern, il saggio di sociologia contemporanea a fumetti firmato dal concittadino Pièrz (per usare le parole di una partner di Rocco Siffredi, sempre gustoso e abbondante)

In omaggio con il volume c'è una pin. Puoi scegliere tra quella del raviolo ninja o quella del gatto nazi che si fa la toilette.

Penso che potrei regalare la spilla a Linda e così scelgo quella del gatto (che, si sa, sulle femmine i gatti disegnati hanno sempre un certo ascendente. Lo dice anche Rocco che voleva farsene tatuare uno ma poi, riflettendoci, ha capito che non ne aveva mica bisogno).

Quando le do la spilla Linda apprezza molto il gatto ma poi, guardando meglio la spilla, nota che dietro il gatto c'è una svastica (gatto nazi, appunto).

E allora mi dice: "Mica posso andare in giro con una spilla con sopra una svastica."

E io prima penso: "E vabbè..."
E subito dopo: "Però, in effetti..."

Se vi va, il dibattito è aperto nello spazio commenti.

51 commenti:

  1. tecnicamente è una bella spilla, geniale l'idea del ail! con leccata di ano inclusa... però... il simbolo si nota ed oggi farti una "etichetta" è questione di secondi...

    Adoro il brand Nazi, ma non per questo mi metto una svastica sulla giacca ;-)

    il tuo amico Max

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  2. Ciao Andrea,
    sinceramente il tuo dubbio mi lascia molto perplesso.
    La spilla è proprio una presa in giro al nazismo.
    Come le spillette in cui c'è il simbolo col divieto d'accesso e sotto la croce.
    Allora se la regali ad un ateo ti dovrebbe dire"Eh, ma non posso mica andare in giro con la croce..".
    E si vede anche della foto che la svastica è completamente coperta o quasi dal gatto...
    Mah.
    Per la serie, polemizzare a tutti i costi sul nulla.

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  3. Il problema è che la satira di Pierz stavolta è stata un pizzico troppo sottile (che è anche strano... si scherza Pierzolone!), e il messaggio iconoclasta ad un'occhiata superficiale si perde: il che costringerebbe a dare stancanti spiegazioni, nel caso.

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  4. Ti sbagli, Andrea. Non sto polemizzando (e poi farlo su un regalo sarebbe di pessimo gusto). Sto provando a riflettere su un ragionamento che mi ha colpito soprattutto perché, in un attimo, è riuscito a mettere in luce quanto alcune cose possano passare con leggerezza (e, nello specifico, basta leggere il divertente libro di Pièrz per capire che dentro non c'è nemmeno un grammo di apologia, anzi...).

    Però una svastica è e resta una svastica e, in quanto tale, resta un simbolo fortissimo (tant'è che anche tu senti il dovere di dire che il gatto la copre quasi del tutto).

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  5. Ok, scusate se cerchiamo di essere ironici con intelligenza. La prossima volta mettiamo uno che scivola su una buccia di banana così ridiamo tutti.

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  6. CQ, ma che non ci sia un grammo di apologia si vede anche dalla pin: cioè, un gatto che "fa il saluto" pulendosi il didietro?
    Il problema è che uno alla prima occhiata vede la svastica nera su sfondo rosso, non il gatto.

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  7. A margine, penso al lungo dibattito che, anni fa, ha accompagnato le vignette di Vuillemin (Hitler SS). Anche lì l'intento era prendere in giro il nazismo (anzi, di demolirlo portandone all'esasperazione l'aspetto grottesco) eppure, ogni volta che si usano certi simboli (verso cui, c'è poco da fare, storicamente siamo più sensibili) c'è sempre qualcosa che tocca. Tanto più che i simboli, decontestualizzati dalla storia da cui sono stati tratti, rischiano di andare avanti vivendo di vita propria.

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  8. Ciao Andrea,
    sento di dire che il gatto la copre proprio perchè un spilla con una svastica sarebbe di poco gusto.
    Una spilla dove c'è un gatto la cui posa scomposta si sovrappone ad una svastica e nel farlo la deride e la copre invece è ironica.
    Nessuna leggerezza.

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  9. Andrea, anche Vuillemin era ironico con intelligenza. Mi dispiace che continui a vedere questo discorso come un attacco ala tua casa editrice. Lo ripeto: non lo è. È solo una riflessione generale su un aspetto di una strategia comunicativa.

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  10. La tua frase "il saggio di sociologia contemporanea a fumetti" mi ha fatto molto piacere, perché è un fumetto dove uso molto la stupidità come arma impropria e, essendo la società contemporanea fondamentalmente stupida, è bello che tu abbia fatto questo accostamento.

    Sulla cosa della svastica... boh, io sono un "paraculo da centro sociale" (per citare Gipi) quindi ho scelto un target di pubblico cui vendere questo prodotto (spilla inclusa). Questa Linda evidentemente non rientra nel mio mirino, e questi non sono problemi miei, suoi o del Glifo ;)

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  11. (e, non per fare il Bottero della situazione, ma mi ha anche colpito questo parallelo svastica/contro il nazismo e croce/ate che hai tirato fuorii. È un parallelismo che non ci sta proprio. E, guarda, lo dico da non credente)

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  12. Guarda, non è una questione di attacco.
    Il fatto è semplicemente che non condivido il tuo dubbio (cioè esprimo la mia opinione sulla tua riflessione).

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  13. Ok, arriviamo al punto: a me da ancora un certo brivido associare una svastica ad una qualsiasi azione di marketing (che, se si parla di target, o è cecchinaggio o è marketing). E la frase di Linda me l'ha solo ricordato.

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  14. Perfetto, Andrea. Ci tenevo che questa cosa fosse chiara.

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  15. Ma quale parallelo svastica/croce, su.
    Si parlava di simboli. Ho preso due simboli a due estremi! Esempio sbagliato? Forse. Me ne scuso. Non credo di aver offeso qualcuno. Mi è venuto in mente perchè è una spilletta che ho visto in giro e a me (cattolico e cristiano) non ha mai dato fastidio.
    Ma mi rendo conto che non è l'esempio giusto.

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  16. "Marketing" sarebbe la sacra arte del vivere nella marche, giusto?
    Comunque intendevo dire che preferisco dialogare con certe persone piuttosto che con altre, "target" in questo senso, che parlare di "mossa pubblicitaria" nel magico mondo dei fumetti in italia è un po' ridicola come cosa (o forse non sai che i soldi che ci girano più o meno equivalgono al regalo di natale dei miei nonni)

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  17. Glifo, non l'hai "vista in giro", nel mio cappello, affianco alla stella rossa e alla toppa dei RATM, sopra i miei occhioni da cerbiatto, ci ho messo la spilla del gatto nazi accanto alla spilla dei Bad Religion (croce barrata). Il tuo inconscio ha fatto il resto ;)

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  18. "Una spilla dove c'è un gatto la cui posa scomposta si sovrappone ad una svastica e nel farlo la deride e la copre invece è ironica."

    Un attimo, Andrea: quel gatto (che fa una cosa da gatti e, come tutti i gatti, lo fa anche con una certa eleganza) dentro il libro è nazista e quindi, come personaggio, non deride niente.
    Nel caso è l'autore che, associando il nazismo a quel personaggio (e al contesto demenziale in cui si muove), deride quel simbolo.
    Ma sulla spilla c'è il personaggio, non l'autore (che pure in molti, soprattutto tra le femmine, avrebbero preferito).

    Spingiamo il ragionamento un po' più in là a uso e consumo di "Studio Aperto": se io vado in giro con una spilla con sopra uno dei gatti di Maus, è così automatico per chi vede solo la spilla che condivido la critica che Spiegelman fa al nazismo?

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  19. Pierz, non vedo questa come una mossa pubblicitaria ma, appunto, come dici tu, come espressione di una logica (che c'è sempre) di "collocamento di prodotto in base ad un target individuato". Il lettore del centro sociale apprezza l'atto iconoclasta di un gatto che si slappa davanti a una svastica, Linda (qualunque target Linda – a cui ora fischieranno le orecchie a manetta – rappresenti) meno. No?

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  20. Allora...per me la discussione sta prendendo una piega surreale e sinceramente, pretestuosa.
    Mi piacerebbe restare a disquisire per ora ma
    c'è del lavoro da fare.
    Perciò, ti rispondo qui e poi, non me ne volere, cercherò di evitare altri interventi.

    Il gatto si pulisce il culo con la lingua.
    E nel farlo assume la posa della svastica.
    E', per me, palese, che prende in giro il simbolo nazista.
    Per te e per la tua compagna no?
    Va bene.
    Ma tra prendere in giro un simbolo nazista in modo ironico e dire che si fa marketing con il simbolo della svastica ce ne passa.
    Ripeto, mi sembra un ragionamento capzioso.
    I Gatti di Maus non sono ironici.
    Non compiono, in una ipotetica spilletta, un atto ironico come quello del gatto.
    Tutto qui.
    Insomma, la malizia è nell'occhio di chi guarda, forse.
    Detto ciò ti saluto e ti auguro buon lavoro.

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  21. Ps: In teoria quindi, secondo il tuo dubbio, non si dovrebbero neppure fare film sul (contro) nazismo, perchè si sfruttano simboli forti. Mah. Sempre più perplesso.

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  22. Salvio Berluschini4 maggio 2011 11:00

    Quel gatto è un'evidente provocazione e chi non vede in quella svastica solo una forma di parodia è un imbecille completo. Credo che solo un nazista potrebbe esserne offeso.
    Non credo che qualcuno abbia pensato che Chaplin fosse nazista per via del suo film Il Grande Dittatore.
    Oggi l'umorismo e la satira sono cambiati con i tempi e vedo quel gatto in tutto e per tutto paragonabile ad Adenoyd Hynkel e Bonito Napoloni, sarebbe da idioti non mettersela per paura di essere etichettati.

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  23. Andrea, un film è una storia che ha due ore di tempo per spiegare il suo punto di vista su un qualsiasi argomento.
    Un'immagine simbolica ha una comunicazione immediata.
    Sono due cose diverse e, in quanto tali, vanno trattate.

    Io credo che, per i vari motivi qui sopra elencati, l'immagine scelta da Pierz sia forte e desiderare ragionarci sopra non è pretestuoso ma solo riconoscerne la forza (e cercare di capire da che cosa questa forza deriva).

    Faccio un altro esempio: il gatto fa la stessa azione (mettiamo con le dita della zampina chiusa) e dietro di lui una falce e martello. Sopra la frase "Tovarisch!". Ha la stessa forza? E come mai?

    Non c'è niente di male (nè di pretestuoso) nel ragionare nell'impatto che hanno su di noi certi simboli.

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  24. http://www.bloggokin.blogspot.com/2010/11/simboli-grafici-storia-della-svastica.html

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  25. Stavo pensando: Bonvi, con le Sturmtruppen, è stato evidentemente un critico e ironico demistificatore del nazismo.
    Esiste del merchandising delle Sturmtruppen con sopra una svastica? (è una domanda che faccio visto che io non lo so).

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  26. In parallelo (per rispondere a chi citava Il grande dittatore) anche lo stesso Chaplin aveva sentito l'esigenza di eliminare la svastica da un film che pure presentava tutta l'iconografia nazista. Perché?

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  27. x Byroneloisa: il post di Ottokin sulla storia dell'utilizzo grafico della svastica è molto interessante ma, nel caso specifico di Ravioli Uestern, è lo stesso contesto che colloca (ironicamente) quel simbolo nel nazismo.

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  28. La svastica è un tabù.
    E bello grosso, anche: più di qualsiasi altro simbolo.
    Non la si può usare nemmeno nelle copertine dei comics, per dire; nemmeno se i crucchi nelle stesse copertine le buscano.

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  29. Perchè? Beh, è ovvio: chiunque la associa agli orrori della guerra e alla soluzione finale.
    Con falce e martello è diverso, al simbolo non si associa niente di "malvagio"; e infatti è ancora sulle bandiere di un sacco di partiti.

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  30. Però proprio perchè è un tabù... se la satira, specie se feroce, non gioca coi tabù che ci sta a fare?

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  31. Qui si aprirebbe tutta un'altra annosa questione su che cosa e satira e che cosa no (Pierz, Ravioli è satira?) e, insieme, su cosa può o non può fare la satira.

    Di più: domando, ma non c'è il rischio – come forse lo stesso Chaplin aveva intuito – che quel simbolo sia più potente di qualsiasi satira?

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  32. Ritengo che la spilla di Pierz sia l'evidente dissacrazione di un simbolo che ha una'accezione fortemente negativa per pressoché chiunque, addirittura dolorosa per qualcuno.
    Ma è il fatto stesso che sia dissacrante a renderla fruibile senza temere etichette.
    E' come se mi mettessi una maglietta con una scritta qualunque e pensassi che sarebbe meglio non indossarla perché magari qualche analfabeta ci legge "MORTE AGLI ANALFABETI" e si fa una strana idea di me.
    1. Non me ne frega un cazzo dell'idea che si fa di me. Non mi porrei problemi nemmeno a mettermi una maglietta con la svastica, sinceramente, pur riconoscendo i terribili terrorizzanti terrori del nazismo ed essendo io di tutt'altra parte poltiica.
    2. Cazzi suoi che non lo capisce, il messaggio è chiaro!!!

    La spilla di Piérz fa un uso dissacrante di un simbolo che ha significato solo miseria e morte, è molto meglio utilizzarlo in questo modo piuttosto che chiuderlo in un cassetto, farne un tabù, e dimenticarlo per sempre. Tutto qui.

    Insomma un po' di Pànc!!

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  33. Beh, a parte che se vuoi essere Pànc quel libro allora lo devi rubare, mica pagare (ma non so quanto questo possa fare piacere all'editore), ho sfogliato un paio di libri di storia e non mi pare che agli analfabeti siano associati grossissimi fatti di miseria e morte nell'ultimo secolo. Ultimi quindici anni di Berlusconi esclusi, ovvio.

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  34. ps: ma perché se per il mio profilo FB scelgo l'immagine di un pacioso paperottolo che balla davanti ad una svastica nera su campo rosso FB si incazza tantissimo e mi rende Federico da Montelfeltro (= mi sega il profilo)?

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  35. Scusami, prima ho postato il link e poi sono scappato. Premesso che io Pierz me lo farei qui e ora e quindi sono di parte. Detto ciò però credo che il problema di quell'immagine sia che non è universale...se vedo Jovanotti indossare una maglietta con una svastica e il divieto appiccicato sopra capisco subito il messaggio...se vedo l'immagine della copertina di Ravioli il messaggio è canalizzato dalla conoscenza che si ha di Pierz, della sua opera, delle sue idee, del suo essere un cazzone intelligente frequentatore di centri sociali etc etc. Il messaggio c'è, è positivo, ma ti arriva solo se hai gli elementi per decodificarlo. Banalmente un 'ignorante' potrebbe pensare: guarda 'sti stronzi di neonazisti, anche gli animali tirano in ballo!
    Il discorso 'si può o non si può fare'? beh, che sia satira o meno non vedo perchè non si dovrebbe potere, e in Pierz la satira c'è ma non sempre è l'elemento principale e preponderante, anzi spesso proprio non c'è (non so nel 3 che ancora non ho letto). Questo per dire che, da lettore conoscitore di Pierz, pur non essendo disturbato dall'immagine (perchè ho il codice per capirla), avrei preferito dell'altro. Ma credo che sia diritto e responsabilità di ogni artista definire a chi vuole siano indirizzate le sue opere e costruire il proprio messaggio nei modi e verso il target che preferisce.

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  36. beh, fb cancella anche le foto delle mamme che allattano...non credo sia il metro corretto per la misura dell'eticità di un'immagine :)

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  37. Infatti poi avevo provato a mettere una mamma che allatta davanti a una svastica e FB mi ha suonato direttamente alla porta.

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  38. Si può fare, non si può fare... Mentre in testa continua a girarmi il nume tutelare di questo blog che canta "si può...", credo che Byroneloisa abbia centrato l'argomento: ogni immagine/icona/segno, una volta decontestualizzato, va dove cazzo gli pare e ci va a 5000 chilometri al secondo (toh, così tiriamo in ballo anche Fior che non c'entra un tubo) e che quindi, lungi dal condannare e censurare, credo che sia giusto ragionare su cose come questa e su come – togliamo Pierz e mettiamo Pinco pallo – sia giusto almeno pensarci un paio di volte prima di usare certi simboli (sia l'autore che l'editore, in questo caso).

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  39. immagino... https://www.facebook.com/#!/pages/Nazist/158513927543705

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  40. Aperta una settimana fa come pagina di un organizzazione politica nazista? Sono curioso di vedere quanto resta su...

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  41. beh, questa è da settembre dell'anno scorso che è lì https://www.facebook.com/#!/profile.php?id=100001555520299&sk=wall

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  42. Beh, che i Ravioli siano anche satira fin dall'inizio mi sembra assodato: le vignette contro il premier ci sono già nel primo numero.

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  43. Poi ribadisco: sembra anche a me che in questo caso la satira non sia immediata e "for dummies", ma ci sta anche che la satira non debba essere sempre terra-terra.

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  44. Non avete capito nulla....
    Pierz cita Art Spiegelman!!!!!!

    ...........

    Giuseppe Palmentieri

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  45. E a Toyz di Ausonia non ci pensa nessuno?!

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  46. Giuro che c'ho pensato!

    Lì però l'intento di sbeffeggiare il simbolo era chiaro e chiarificato dal testo che era abbinato all'immagine... a differenza degli altri due Ravioli in questa copertina non c'era un sottotitolo e quindi l'immagine (per chi non ti conosce naturalmente) non porta con sè il suo intento dissacratorio

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  47. p.s. io sono 10 giorni che tormento le mie due mice per far loro una foto in questa posizione!

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  48. Parto dal fatto che ormai la svastica è un tabù.
    Sappiamo che il simbolo esisteva prima dei nazisti e che questi ultimi se ne impossessarono, trasformandolo in una cosa sinistra e orribile,intrisa di sangue e sofferenza.
    Pertanto è inevitabile che alcuni nel vedere quell'immagine provi un senso di profondo disagio e non riesca a comprendere quello che l'autore voleva dire.
    Se mi permettete il paragone, il fenomeno di cui parlo si è verificato anche con la frase "forza Italia" e la parola "azzurri"che fino a qualche anno fa avevano un certo significato e che oggi ad alcuni suonano insopportabili (o quasi) perchè una parte politica se ne è appropriata caricandole di altri significati.
    Per quanto ti sforzi non puoi fare a meno di asscciare a tali espressioni il nuovo significato che hanno acquisito.
    Cosi la svastica, per quanto usata in un cotesto critico, ironico, sarcastico, ecc per molti resta il simbolo del male e la sua esibizione può risultare intollerabile.
    PS: ora, per favore, non dite che sto paragonandno B ai nazisti, perchè ovviamente non è così.
    Saluti

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  49. Però un gatto che si fa il bidè che comparisse accanto a Berlusconi ogni volta che fa un videocomunicato (e, con la morte di Bin Laden, sono rimasti solo lui e gli alieni di Futurama a farli) contribuirebbe non poco a rendere più credibile quello che dice.

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  50. Bella idea.
    Saluti

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  51. Dire che il simbolo della svastica è diventata "una cosa SINISTRA" mi ha fatto ridere.

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