martedì 22 giugno 2010

Fàmolo nostrano.

(Vi risparmio una lettura lunga e inutile: a dispetto del titolo del post e dell'immagine a corredo, quello che segue non è post dedicato a Carlo Verdone o a qualche mia arguta osservazione inerente bizzarre pratiche sessuali del giorno d'oggi. È solo un noioso post sul mercato del fumetto in Italia che, se non siete interessati all'argomento, potete anche evitare di leggere. Le bizzarre pratiche sessuali comunque le trovate QUI)

Lo so che non dovrei farlo, ma sto seguendo il dibattito on-line (soprattutto QUI) su quanto è giusto che vengano pagati gli autori di fumetto (ed è giusto) e sul fatto che oggi, in Italia, chi di mestiere fa fumetti (chi li scrive e chi li disegna) difficilmente con quello che guadagna ci paga le bollette.

Non è un dibattito nuovo (e spesso mancante del momento in cui si spiega come l'editore debba fare a pagare le sue di bollette) e, non essendo tale, capita spesso che mentalmente ci si incagli sul fatto che se un autore di fumetti lavora per Bonelli o per Disney allora, con quello che guadagna, le bollette le paga e che, quindi, sono tutti gli altri editori, anche quelli che tirano 1000/1500 copie (di cui ne vendono 800/1000) che, pur nel loro piccolo, si devono allineare al buon costume di Bonelli e Disney.

I ragionamenti sono quelli che più o meno tutti voi, cari i miei 5 lettori e 1/2, conoscete già a menadito se bazzicate un po' il mondo dell'editoria a fumetti, quindi non ripetiamo.

Però vorrei aggiungere un piccolo tassello al ragionamento.

Se i piccoli si devono allineare al buon costume dei grandi, allora è giusto che anche i grandi si allineino al buon costume dei piccoli.
E il buon costume dei piccoli, anche detto "il popolo delle 1000/1500 di tiratura", è stato quello di aver pubblicato, in questi ultimi 10 anni, opere inedite e nuovi talenti del fumetto nostrano.
Chi più e chi meno, chi con maggiore e chi con minore qualità

Ovvio, conti alla mano, una tiratura di 1000/1500 copie non ha margini per giustificare un pagamento professionale di tutte le parti in campo (autore, editore e grafico. Solo il distributore si prende comunque il 50% sul prezzo di copertina, sia che il libro venda niente, sia che venda tanto) e, proprio su questo "patto di povertà" si è andato a costruire l'assetto attuale del fumetto italiano.

Ma c'è poco da fare: quando non ci sono soldi, o non si fa nessun patto, o si fanno "patti di povertà".

E i grandi?
I grandi (ne cito 3: Bonelli, Panini e De Agostini. Sarebbero 4, ma confesso che per me Disney resta un luogo mentale oscuro) negli ultimi 10 anni (forse qualcosa di meno) sono stati tenuti a galla sul mercato editoriale dalle operazioni fatte con Repubblica, Gazzetta dello Sport e Corriere della Sera (più qualche settimanale), operazioni in cui o svolgevano il ruolo di "impacchettatore di prodotto" (anche detto "packager") o mettevano a disposizione di packager/service il loro prodotto editoriale (gli alberi abbattuti per i 177 volumi ricolorati di Tex urlano vendetta).

A fronte di un mero saccheggio del patrimonio del fumetto mondiale, alle 3 case editrici di cui sopra sono stati versati da Repubblica & co. dei gran soldi che, alla fine dei conti (decennali) sono stati i veri soldi che sono girati nel mondo del fumetto italiano.

Ma perché dico saccheggio?
Perché di tutti quei soldi che sono entrate nelle casse delle case editrici da tutte queste operazioni che avrebbero potuto allargare la conoscenza del fumetto, niente è stato reinvestito per fare un po' di quello che le piccole case editrici, pur con i loro "patti di povertà" con gli autori, hanno fatto e stanno ancora facendo.

In questi 10 anni qual è stato il lavoro di scouting fatto da Bonelli, Panini e De Agostini?
Nessuno.

Tralasciando De Agostini (l'ultima arrivata ma che comunque non ha fatto nulla del poco che avrebbe potuto fare), in questi 10 anni Bonelli è riuscito solo a creare e ad affondare in una stessa mossa il modulo del romanzo a fumetti, a mantenere le serie che vendono (chiudendo come è logico che sia quelle che erano in perdita), a tentare con poca o nulla convinzione la carta del fumetto a colori (Leo Pulp e Dylan Dog Color Fest) e a varare un paio di miniserie che, per ora, si sono discostate poco dalla qualità media della casa editrice.
Si poteva fare di più per il fumetto italiano e i suoi autori con i soldi incassati dalle operazioni con Repubblica & co.? Si poteva.

E Panini?
A parte Ratman (che, se esistesse un dio, lo rimetterebbe in mano al defenestrato Andrea Rivi che a Panini lo portò in dono di nozze e che, finora, è stato meramente gestito da Lupoi & co.), per contare le operazioni fatte dall'editore modenese in questi anni bastano davvero le dita di una mano (Rigel, Murphy 911, Le cronache del mondo emerso, la graphic novel di Ligabue e i fumetti di Vasco Rossi) e, in tutti i casi, c'è una certa dose di imbarazzo a valutare i risultati raggiunti.
Anche qui, si poteva fare di più per il fumetto italiano e i suoi autori con i soldi incassati dalle operazioni con Repubblica & co.? Si poteva.

Questi editori, invece, hanno incassato il malloppo e non ne hanno reinvensito nel fumetto nemmeno un euro.
E gli autori che oggi si lamentano di quanto sono vergognosi i "patti di povertà", dovrebbe chiedere conto a quegli editori che i soldi li hanno avuti, li hanno e non gli passa nemmeno per l'anticamera del cervello di investirli sul loro lavoro.

E credo che sia giusto ricordarsi di questa cosa la prossima volta che una giuria di un premio di fumetti deciderà che è cosa buona e giusta premiare Tex.

61 commenti:

  1. Secondo me alla Bonelli sono convinti di essere all'avanguardia e fare grandi esperimenti.
    La storia della factory e dell'artigianato è solo finta modestia.

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  2. Secondo me Bonelli potrebbe campare di rendita con il solo "Tex", e invece sul nuovo che avanza qualcosina investe. Nei limiti del fumetto popolare, ma qualcosina investe.
    De Agostini, in sordina, sta entrando in quell'ordine di idee. Il che, se non altro, è un buon segno.
    Panini, dopo la scottatura delle "Cronache", ha tirato i remi in barca. Disney non ne parliamo neanche -ma lì il limite è oggettivo.
    Dopodiché: va bene il "patto di povertà", ma trovo perfettamente comprensibile che un poveraccio che ha investito tempo, risorse ed energia nella sventurata carriera di autore coltivi l'ambizione di un minimo di professionalità nel trattamento. Che non vuol dire "prima pagare, poi vignette": ma almeno, vivaddio, che non si bypassi completamente il discorso economico -sia esso in liquidi, royalty, caramelle o altro.
    Temo che a fare incazzare gli autori sia dare le cose per scontate.
    Cosa che fino a qualche anno fa non succedeva.
    Né in questo campo, né in altri.

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  3. Sì, il discorso bonelli ha un peso, così come gli altri. ma se un soggetto trova redditizio operare in un certo modo...
    sono gli altri soggetti che devono costruire delle alternative. forse il problema è anche quello di essere capaci e di avere fantasia. ovviamente mi costituisco perché una soluzione non ce l'ho neanch'io... però ho fatto di tutto in questi anni per valorizzare gli autori che ho creduto più innovativi. tutto questo dovrà pur portare da qualche parte.

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  4. Io mi chiedo perchè anche gli editori piccoli non hanno pensato a mettersi d'accordo con quotidiani e riviste, voglio dire non esistono solo Repubblica, Gazzetta dello Sport e Corriere della Sera ci sono tante testate che hanno una diffusione magari regionale, si poteva (e può) proporre le graphic novel in allegato così come i libri, si sarebbe potuto raggiungere un pò più di pubblico.

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  5. ci ho pensato ci ho pensato... ma, per capire le proporzioni, gli unici editori piccoli che hanno potuto collaborare con queste produzioni sono coconino, MBP e Magic Press. Perché ai giornali non dai tanto e solo i diritti ma un prodotto con certi requisiti, e per farlo devi avere una struttura. Mica cercano consulenti...

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  6. Capiamoci.
    Per me il sor Bonelli può passare i prossimi gloriosi anni a starfarsi di tamarindo, se lo desidera.
    Ognuno fa quello che vuole e sono d'accordo che, negli ultimi 40 anni, di fumetti il Sor Bonelli ne ha fatti eccome.

    Quello che dico è che se:
    a. legittimamente gli autori pretendono di essere pagati x il loro lavoro
    b. le tirature sotto le 1500 copie non peremettono di pagarli se non come "materiale su licenza"

    allora i conti sono presto fatti e i soldi per operazioni del genere vanno chiesti a chi i soldi ce li ha, evitando di cazziare i piccoli editori perché sono piccoli.

    E questa è la prima parte del ragionamento.

    La seconda parte del ragionamento riguarda i soldi incassati dalle operazioni editoriali con Gazzetta, RCS e l'Espresso.

    Sono stati tanti soldi e sono andati in tasca a pochi.

    Se questo è vero (ed è vero) allora credo che sia giusto domandare a chi ha incassato per quale motivo non gli interessa investire parte di ciò che ha incassato nella produzione di fumetti.
    Fosse solo per capire, se c'è un problema, dove sta secondo loro.

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  7. Mi sembra un'argomentazione molto saggia. Persino innovativa, perché inserisce due elementi che ai miei occhi sono ingredienti rari, nella cultura dell'editoria (fumettistica) italiana. Ingredienti di cultura economica (non parlo di "sensibilità artistica, perché non se ne esce).
    Li riassumerei così:

    - Gli editori di fumetto dovrebbero essere imprese che fanno programmazione economica distinguendo tra investimenti tattici (organizzazione, risorse umane) e investimenti strategici (il prodotto, ma anche la digitalizzazione). Una distinzione che significherebbe ragionare in chiave di "sviluppo del prodotto", ovvero accantonare un tot degli utili da destinare a nuove produzioni. Molte aziende lo fanno. Anche editoriali. Non lo fanno, però, gli editori di fumetto.

    - Questi editori faticano a pensarsi a medio-lungo termine. Non solo non sono in grado (tranne un'eccezione) di sviluppare Piani Industriali, ma negli interventi pubblici dimostrano di non avere grandi idee su cosa sarà il contesto di mercato del fumetto da qui a 5, 10, 20 anni. In casa Dargaud o Casterman, così come in DC o Marvel, sì.

    Dunque sì, concordo. Ma attenzione a non presupporre che, per come sono organizzate oggi, e per le persone che le guidano oggi, sia davvero possibile ragionare in termini così semplicemente, banalmente industriali. La vecchia litanìa è pur sempre vera: parliamo di "grossi" artigiani, e non di grandi industrie votate (volenti o nolenti) all'innovazione, per cui reinvestire utili è vitale e inevitabile per garantirsi spazi di mercato nel futuro, di cui rendere conto agli azionisti.

    Ah. Piacere di conoscerti. Dibattito interessante.

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  8. MatteoS, ha riassunto in maniera egregia il guazzabuglio di idee che avevo in testa.
    In realtà tutto questo ragionamento mi è nato in testa la settimana scorsa, sentendo un programma radiofonico in cui un tizio dell Intel parlava della "road map" dell'Azienda da oggi ai prossimi dieci anni.
    Lo ascoltavo e pensavo "ma da dove si dovrebbe iniziare per tracciare una road map dell'industria del fumetto italiano? E, soprattutto, chi potrebbero essere i nomi e le professionalità che oggi, in Italia, potrebbero tracciarla?"

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  9. Niente road map, dai. Non c'è futuro.
    E basta, per cortesia, con discorsi tipo "redistribuzione degli utili", mica siamo in URSS.
    é il mercato che è crollato, se prima poteva assorbire 30 persone nuove all'anno, oggi ne assorbe una.
    Proviamo a contare quelli che "ce l'hanno fatta" negli ultimi anni (facciamo ultimi 10?).

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  10. Scrive sul suo blog Ausonia:

    "perché il mio lavoro crea profitto ad altre persone: tipografi, distributori, editori, proprietari di fumetterie e di librerie. e se l'autore rimane fuori dai guadagni, TOTALMENTE fuori dai guadagni, c'è qualcosa che non va. porcocazzo. perché è la sua opera a creare quei cazzo di profitti."

    Qui si continua a ignorare che (e l'esempio è solo x restare al fatto che a parlare era Ausonia) con il venduto di "Interni" non è che ci gaudagna Ausonia mentre ci guadagnano editori e proprietari di fumetterie. Di queste 3 entità con ci gaudagna nessuno e, infatti, tutte e tre le parti in campo (autore, editore e libreria) devono fare ANCHE altro x gaudagnare.

    Diverso il discorso x il tipografo (che viene pagato x il suo lavoro) e ancora diverso x il distributore (che è vero che guadagna cmq su un venduto ma potrebbe farci un pensierino se ha senso o no avere una struttura aziendale + ampia di quella che ha già per gestire anche le copie di Interni o se quelle stesse forse potrebbero essere meglio utilizzate x vendere con più efficacia batman o naruto).

    Ovvio, sono tutti giochi di bilanciamenti, ma togliamoci dalla testa che l'unico inculato è l'autore mentre gli altri sono tutti gaudenti.

    E la cosa che fa più incazzare (che DEVE fare incazzare) è che "Inetrni" è un ottimo fumetto e che, in quanto tale, ha tutte le caratteristiche x poter entrare in un processo editoriale più evoluto e vendere di più.
    Interni come tante ma tante altre opere PRODOTTE negli ultimi anni SOLO DAI PICCOLI EDITORI.

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  11. matteo, però, nello specifico, panini, bonelli e disney sono cose piuttosto diverse. a suo modo, bonelli investe nella produzione, non si può certo sostenere il contrario. semmai possono non convincere i prodotti. ma sono prodotti in house, nuovi.

    la ristampa di tex è un'iniziativa commerciale, che ha anche altre ricadute. ma non è certo la causa di una chiusura di spazi per altri...

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  12. Io continuo a vedere una gran paura (e non capisco perché) a domandare alle case editrici perché non sentono nessuna esigenza di tracciare una minima strategia editoriale che preveda una minima evoluzione di quello che già fanno.

    E sembra che a nessuno salti all'occhio che, forse, questa conservazione di uno status quo che li vede alla redini della situazione attuale gli fa semplicemente comodo che rimanga tale.

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  13. Ausonia ha dimenticato di mettere nell'elenco di quelli che guadagnano sul suo lavoro il cartolaio che gli ha venduto carta e matita e il mobiliere che gli ha venduto il tavolo sul quale disegna.
    Bel discorso del cavolo: se vuole fare soldi coi fumetti, deve anche stamparli (perché non usa la stampante del computer?) e distribuirli (perché non utilizza la cara vecchia vendita per corrispondenza?). Continuiamo a leggere gli sfoghi di gente col piattino in mano (faccio fumetti, fate la carità) che vorrebbe ma non riesce. Editori, disegnatori, scrittori che non guadagnano abbastanza, che non sfondano, che non raggiungono il grande pubblico pur avendone le potenzialità. E la colpa è sempre del Grande Capitale. EBBASTA!

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  14. Ma cosa dici, Cicca? A chi fa comodo la situazione attuale? Al grande editore, che perde copie ogni giorno che passa? L'unica innovazione possibile che un editore può intraprendere nel campo del fumetto è SMETTERE di farli. Riconvertire la sua produzione in qualcosa che non sia carta stampata. NON FARE IL FINTO TONTO. Sei tu che vuoi conservare lo status quo: il giovane e promettente autore che si propone alla grande casa editrice. NON ESISTE PIU'!

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  15. Prendo Tex da Bonelli, lo ricoloro, e poi quello che mi paga Repubblica lo smezzo con Bonelli.
    Questo è uno status quo – da ultime ore del Titanic, concordo – ma che fa comodo eccome mantenere.

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  16. (e, se posso domandare, caro Anonimo che sono un signore e quindi gratifico della maiuscola, che status quo pensi che al sottoscritto farebbe comodo mantenere?)

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  17. "il giovane e promettente autore che si propone alla grande casa editrice. NON ESISTE PIU'!"
    In realtà esiste, ma la casa editrice non lo calcola e lo rimanda alle case editrici minori.
    Smettere di pensare alla produzione su carta, certo è un'idea, ma non quella ottimale in realtà bisogna fare un piano di reingegneralizzazione dell'impresa "casa editrice" o meglio della filiera.

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  18. Che poi ci starebbe anche un altro elemento di dibattito.

    Quando il fumetto vendeva (Tex o Dylan Dog, scegleiete voi) era perché era capace di fare da cassa di risonanza a un immaginario del pubblico. Pubblico che infatti lo cercava e, a mille lire per volta, arricchiva l'editore.

    Oggi chi è che produce qualcosa che ci vada anche solo vicino all'immaginario del pubblico?

    (anzi, grande errore: agli immaginari, plurale, pluralissimo)

    Sicuramente provare non è garanzia di riuscire, ma ricolorare Tex è sicurezza di essere proprio su un'altra galassia rispetto al problema che c'è ed è al centro di tutto questo discorso.

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  19. (Ok Linda, chiudo e vengo a cena)

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  20. se non comprendi le ragioni del successo di tex e di questa ristampa, vuol dire che ti manca qualche parametro. per me rappresenta un grande congedo simbolico. ma alla fine riporta all'attenzione di un pubblico più giovane un personaggio che nessuno sotto i 35 anni considerava più.
    ma non voglio deviare il dibattito sul tex di repubblica, sarebbe un errore. quella è una storia che ha quel canovaccio (parlando per metafora) che è nata in sordina quando il fumetto che vendeva aveva altri in posizione dominante.
    piuttosto parliamo di edicole, se un'impresa può farsi strada in questo ambito, che consente di fare i numeri veri.
    oppure, se il circuito è necessariamente più ristretto, come fare quei numeri che possono consentire agli autori di viverci? gli autori che vogliono, perché uno può anche scegliere di fare l'autore non professionista. e autore rimane. magari cmq grande, cmq di riferimento.

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  21. collana america. un uomo un'avventura. pilot. full. casa editrice isola trovata. orient express.
    ken parker a colori. i protagonisti di albertarelli. queste sono solo alcune iniziative prese da Bonelli fra il 1975 e il 1985. iniziative in cui perse un pozzo di soldi e permise ad autori come saudelli, magnus, berardi e milazzo, micheluzzi, giardino e altri, di guadagnare giusti compensi che permettevano loro di fare le cose che volevano fare. per esempio, avremmo mai visto le femmine incantate di magnus senza la commessa del texone? e più recentemente, sarebbero mai usciti i volumi di bacilieri per kappa senza gli episodi di napoleone, o milano criminale di cajelli senza dampyr? se prima si sperimentava con iniziative proprie, poi si è passati a sostenere l'editoria con apparizioni, tipo su comic art. adesso si reclutano autori, gli si da' una paga ottima, e gli si consente di fare le loro cose con autoproduzioni. Bonelli ha 80 anni, credo che la colpa della mancata sperimentazione degli ultimi anni venga più dal timore degli autori di sperimentare. per quanto riguarda il tex di repubblica e le altre iniziative, credo che gli introiti vadano a coprire testate come zagor, magico vento, e altre che altrimenti dovrebbero chiudere.
    Carlpaz

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  22. Sciocchezze. I fumetti da 1500 copie vendono 1500 perchè non piacciono sufficientemente per venderne 30mila. Tex vende 100mila copie perchè piace sufficientemente per venderne. BASTA PIANGERSI ADDOSSO. La mancanza di qualità (tecnica e creativa) è il vero cancro del fumetto nostrano. Gli "autori" devono CREARE QUALCOSA DI BELLO, invece che puntare il dito sulle solite cattive case editrici. Quanto giustificazionismo sterile, quanto buonismo artistico d'accatto. La verità è che il 95% degli autori andrebbe sfrondato, tagliato via, e allora sì, che il restante potrebbe vivere dignitosamente con la propria arte.

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  23. Il gusto della provocazione non manca neanche a me, anonimo: ma la provocazione senza dietro un nome è una provocazione senza palle, perde immediatamente significato.
    Perchè non ti firmi? Di che hai paura?

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  24. mmm… mancanza di qualità? dici? Forse dipende anche da quello ma è inutile fare qualcosa di bello che poi non riesce ad arrivare in fumetteria.

    P.s. per Garamond… cambiato comp… finalmente riesco a postare!

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  25. Interessante discussione.
    Ho seguito, in parte, quella sul blog di Petrucci. Peccato davvero che tutto debba rimanere chiuso nel web che, si sa, non è frequentato dalla moltitudine ma dai soliti pochi appassionati che non muovono una foglia :-(
    Non concordo unicamente nel ragionemento dell'ultimo anonimo (quello delle 1500 copie).
    Credo che la falla si possa riassumere con un bell'esempio del creatore di Lazarus Ledd.
    Ade Capone, riallacciandosi alla chiusura della sua miniserie Trigger (imho, bella e comunque degna di essere conclusa anche solo per il famoso patto col lettore) evidenziò che prima di parlare di "fallimento" o di serie chiusa per "tiepida accoglienza" bisogna basarsi sui numeri.
    Quante edicole in italia? Quante copie la Star ha stampato di ogni numero della miniserie? Trigger è stato mal distribuito e stampato in un numero non adeguato di copie.
    I fumetti da 1500 copie arrivano a quanti potenziali clienti...500?
    Di queste 500 quanti lo acquistano? E' così che si stabilisce il gradimento di un'opera dell'intelletto umano? Mah! Sopratutto è così che un Editore promuove il lavoro di un suo autore sul quale ha investito bei soldini?

    (uno dei tuoi 5 lettori e mezzo)

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  26. Per Skull: l'anonimato è un sacrosanto diritto di internet, uno dei baluastri del web. Io non so chi sei tu nè di chi è il blog, e non voglio nemmeno saperlo. Ma ho il SACROSANTO DIRITTO di dire la mia lo stesso. O altrimenti un lettore qualsiasi di fumetto, per "permettersi" di dire la sua, deve prima mandarti via fax carta d'identità e codice fiscale? Non scherziamo. E restiamo sul pezzo, per favore.

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  27. Per Federico: Trigger è un ottimo esempio di ciò che dico. Distribuito in tutte le edicole (non dirmi di no, perchè l'ho comprato un po' dappertutto), era semplicemente di qualità medio-bassa. Se fosse stato un fumetto esplosivo, ci sarebbe stato spazio di comprarlo e di aumentarne la tiratura. Gli editori non sono dei pazzi suicidi, dai. Se non vende, non vende. Ratman veniva distribuito fotocopiato a mano fra amici di amici. Guarda cosa è diventato. Perchè? Perchè è di QUALITA' SUPERLATIVA, ecco perchè. Perchè è un ottimo fumetto, eccoo perchè. E NON aveva alle spalle Bonelli o Disney. Gli è bastato essere MOLTO BELLO. E a quel punto, anche se parti basso, con poche centinaia di copie fra amici, prima o poi sfondi. Ripeto: SE C'E' LA QUALITA'. Ditemi un fumetto OTTIMO, ditemi un autore GENIALE che prima o poi non ha sfondato.

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  28. Per anonimo (e fiero di esserlo): il punto non è il diritto all'anonimato, è la credibilità.
    Puoi esporre anche la più grande saggezza del mondo, ma se non la firmi è appunto l'opinione di un "signor nessuno", e come tale di un peso molto relativo.
    Sono dell'idea che chi crede davvero in quello che scrive non ha motivo di non firmarsi, almeno con un nick. Che sarà mai...

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  29. Posso concordare con anonimo che la qualità di alcuni prodotti editoriali non sia da classificare come qualcosa di valido, ma dire che si stratta di 20-30% non un 95%, il problema è che che c'è poi un altro 50-60% che si limita a proporre delle opere che danno un senso di eccessiva omogeneità, troppi che tentano di seguire la scia di successo di qualcunaltro producendo prodotti (si proprio prodotti non opere) che non danno nulla di nuovo rispetto a ciò che è stato detto da altri.
    Autori ed editori però sono colpevoli al 50% dell'esistenza di tali prodotti sul mercato.
    Riguardo al "ditemi un autore GENIALE che prima o poi non ha sfondato", sicuramente il mondo ne è pieno, ma non avevendo sfondato quasi nessuno ne ha sentito parlare.
    Per sfondare non basta la genialità, ci sono autori pieni di talento che poi però producono si e no una quindicina di pagina l'anno (genialità non sempre è sinonimo di produttività), o che hanno problemi a relazionarsi con gli editori, o che sono perseguitati dalla sfortuna.
    Per sfondare c'è bisogno di un 90% di fortuna, un 5% di produttività, un 3% di PR e un 2% di talento.

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  30. Per Skull: ok, quanto sopra è firmato ZAGOR423. Va bene. Sbrigata la fondamentale formalità, adesso hai qualcosa di dire nel merito?

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  31. Riguardo a Rat-Man direi che non ha fatto nulla di sovraumano, ha solo sfruttato l'autoproduzione, in Giappone i dōjinshi dei circoli famosi arrivano spesso a vendere le 1000-2000 o anche 5000 copie solo durante il Comiket, siamo noi italiani che abbiamo la pretesa di tirare in ballo un editore per fumetti che verranno stampati in mille copie perchè ritiene che ne vederà solo 150, un'opera del genere doveva essere lasciata nell'ambito dell'autoproduzione.
    Io sinceramente trovo che più autori dovrebbero mettersi a fare come i PersichettiBros che con l'idea di iniziare per hobby da due anni pubblicano quasi ogni giorno feriale una striscia adesso sono a oltre quota 500, hanno fatto raccolte per iphone e ipad (dove tra l'altro sono stati anche primi in classifica vendita libri) e raccolta cartacea su lulù, oltre alla vendita di gadget e stampe autografate. Ora poi il loro disegnatore ha anche creato una seconda serie a striscie da portare in tandem a singloids che intanto sta venendo anche iniziato a tradurre in inglese.
    Cioè per essere delle persone che lo fanno con l'idea dell'hobby e senza nessun editore dietro si sono dimostrati in grado di essere più professionali e più intraprendenti di tanti pseudo-professionisti.
    Ok, mi sa che sono iniziato a straparlare... scusate tendo al logorroico anche nei commenti:)

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  32. Skull 2: e comunque, a casa mia la forza di un'idea è nel contenuto che esprime, non nella faccia (bella o brutta) di chi la dice... ;)

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  33. Per Elmo (parte 1): d'accordo con te, forse non il 95% è scarso, ma come dici tu un buon 50-60% ripropone "prodotti" simili a cose già lette e digerite (e passate di moda). Se lo sommi al 20% di prodotti scadenti, si fa in fretta. Rimane un 10% di buon materiale che, per alterne fortune, rimane sottovalutato. Su quello bisogna lavorare. Ma prima bisogna che tutti riconosciamo, con onestà intellettuale, che c'è quel 80-90% di "materiale" fumettistico diciamo... evitabile.
    Sul discorso genialità: sì forse è un termine riconosce l'evidente bravura?un pò forte. Ma questa discussione ha un punto focale: tanti bravissimi autori che vendono 1500 copie e non sfondano. Ok. Provocatoriamente: mi dici un autore OTTIMO che merita una miniserie da 100mila copie alla Marvel, e della cui innegabile grandezza non si accorge nessun grande editore? Mi dite un fumetto BELLISSIMO che vende solo 1000 copie e che meriterebbe di venderne 100mila?

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  34. Per Elmo parte 2: ok, ma mi riconosci che Ratman ha una qualità artistica superiore e che quindi meritava il successo che ha avuto? Se sì, non è evidente come prima o poi la vera qualità paghi, sempre? Zagor423

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  35. Per Elmo parte 2: ok, ma mi riconosci che Ratman ha una qualità artistica superiore e che quindi meritava il successo che ha avuto? Se sì, non è evidente come prima o poi la vera qualità paghi, sempre? Zagor423

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  36. Riconosco a Ratman una qualità artistica superiore rispetto alla media, questo è innegabile, Ortolani si è saputo creare un suo stile che è piacuto molto al pubblico, e questo lo ha aiutato, ma ciò che gli ha pagato di più in termini di successo è che non ha scelto di autoprodursi in modo intelligente per la sua epoca. Cioè quando non c'era internet, blog, comunity come Drunkduck lui ha avuto l'occasione di esordire con Rat-man su spot e poi due seguiti sulla fanzine Made in USA, per poi passare dopo alla serie autoprodotta. Albetti di 24 pagine che gli permettevano di avere tempi stretti e possibilità di sentire il feedback dei lettori, così ha fatto crescere il personaggio fino a renderlo irresistibile.
    Oggi molti fanno l'errore di creare un personaggio per uno spazio di 8 pagine su una fanzine o in un concorso e non lo riusano più o si lanciano in progetti di centinaia di pagine senza avere l'esperienza necessaria con il risultato di impiegarci 3 anni, perchè non hanno avuto modo di sviluppare bene le loro capacità.
    Per farla breve Ortolani ha riconosciuto il valore del suo personaggio e non lo ha abbandonato mentre lui stesso ha seguito un percorso di, chiamiamola gavetta, per formarsi e renderlo al meglio, ecco quale è stato il suo grande punto di forza, da cui tanti dovrebbero imparare.

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  37. Zagor423: non puoi usare semplicemente te stesso come unità di misura. Mi fido più di Capone, che i numeri li ha, non credi?
    Mi fido più di qualcuno che riceve decine di mail di appassionati che hanno avuto difficoltà a trovarlo nelle edicole. Se stampi meno copie del numero delle edicole è logico che, se ne troverai 4-5 copie in una, in altre 10-15 ne troverai 0. Per tenerci bassi. Fai anche di più.
    In quel caso specifico ci sono state evidenti ripicche tra editore e autore ma questo è un altro discorso.
    L'Editore deve fare il suo lavoro che consiste, oltre che nel curare la stampa di un numero congruo di copie del fumetto del suo Autore, garantirne la distribuzione oltre che la promozione.
    I numeri presi secchi così non dicono nulla.
    Dire semplicemente "ho stampato 1500 copie e ne ho vendute 50, sei fuori" non mi significa niente. Bisogna incrociare i dati, vedere come l'Editore si è mosso. Se ha fatto tutto il necessario inerente il suo lavoro. Solo a quel punto si potrà stabilire se l'Autore del tuo rooster ha fatto flop.
    Trigger ha venduto bene, tra l'altro.
    Per "bene" intendo "tutto considerato l'inefficace lavoro della Star".
    Naturalmente per la Star tutte queste sono illazioni ma io ricordo, a Lucca di quell'anno, l'assalto per l'acquisto del primo numero della miniserie di Capone.

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  39. Per Zagor423 (grazie, a proposito): tu parli di un 80-90% di materiale fumettistico attualmente prodotto (in Italia, suppongo) che è tranquillamente evitabile, coi relativi autori "sfrondabili" in maniera tale da permettere all'elite che rimane di vivere tranquillamente della propria opera; dico bene?
    Ora, a parte che mi piacerebbe sapere cosa e chi metti nel gruppo che va alla ghigliottina, mi spieghi come si potrebbe reggere il mercato del fumetto solo sul 10-20% di quanto viene prodotto adesso?

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  40. Per Skull: chiaramente la mia è un po' una provocazione. Ma si regge su una convinzione precisa. Mi piacerebbe che si rompesse questo tabù, che tutti i "giovani fumettisti" sono bravi, intelligenti, capaci, abili, e solo il crudele mercato e i crudeli editori limitano nella loro ascesa al successo. La verità è il contrario, è che ci sono pochissimi veri fumettisti realmente bravi. Tanta passione, forse, ma poche vere autentiche qualità. Non basta conoscere a memoria i fumetti MArvel anni 70, non basta avere la tecnica perfetta di sceneggiatura, lì sei un bravo professionista, un bravo artigiano e basta. Per carità, servono autori così, ma il problema è che oggi in Italia abbiamo solo "bravi" artigiani e pochi, pochissimi fuoriclasse. Cosa metterei nella ghigliottina? Parlando solo di pubblicazioni fuori dal grande giro, taglierei la testa a quasi tutti i bonellidi, ad esempio. Disboscamento della foresta amazzonica e basta. Quasi tutti i francesi fatti da italiani. Illeggibili. Proponimi un BD fatto da italiani che sia ECCEZIONALE. Uno. Sarei molto, molto felice di ammettere di avere torto! Zagor423

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  41. La verità è che il fumetto in Italia oggi assomiglia al lavoro pubblico. Tanti, troppi nomi sul libro paga. Oggi ci accorgiamo che il mercato contrattissimo non ha spazio per tutte queste decine di giovani (bravissimi!) autori? Per forza! Ci sono più wannabe-fumettisti che lettori !!! E' naturale !! E' un mercato onanistico, gli autori che si leggono fra di loro, che si scambiano pubblicità sui blog, e al massimo un 2-3 mila lettori fissi che pendono dalle loro labbra. E' tutto sbagliato. Si campa di rendita, da anni, sulle pubbliche relazioni, sul prodotto, sui blog, mai sull'arte vera in senso stretto. Dov'è un nuovo Lo Sconosciuto, oggi? Dov'è un Corto Maltese? Un Commissario Spada? Un Ken Parker??? Da vent'anni in Italia c'è IL DESERTO. Andiamo, dai. Togliendo il fumetto classico Bonelli e Disney, che vive di vita propria e di propri appassionati, con una sua storia dignitosissima, in Italia c'è il nulla. Salverei solo Ortolani. E, Skull, guarda che la mia ghigliottina si abbatterebbe molto volentieri sui soliti 4-5 nomi molto trendy di successo... che non sono altro che bravi artigiani bravi a vendersi. Ripeto, ditemi un fumetto indimenticabile degli ultimi dieci anni, perchè alla fine di nomi non ne sono venuti mica fuori... ripeto: sarei prontissimo a dire di avere torto marcio. Zagor423

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  42. Per Federico: ma infatti non è un problema di numeri, i numeri sono l'effetto, non la causa. Guarda, io non credo che lo Sconosciuto di Magnus abbia venduto decine di migliaia di copie, quando è uscito. Ma oggi è considerato un capolavoro, e viene ristampato periodicamente. Tanto per dirne uno, eh? Bene. Trigger sarà così? Fra vent'anni sarà un fumetto di culto, analizzato, ristampato, collezionato? Sì, forse sì, ma secondo me, NO. E non c'entrano i numeri, c'entra la qualità intrinseca del contenuto artistico. Parli di "decine" di lettere arrivate ad Ade Capone, ma scusa, "decine" ??? E' pochissimo !!!! Se fosse stato un fumetto rivoluzionario, alla Grant Morrison o alla Garth Ennis (giusto per non dire che stimo solo i "vecchi" autori), le lettere sarebbero state MIGLIAIA E MIGLIAIA! Lo vedete che stiamo parlando di poche decine, poche centinaia di lettori?? Quindi il problema è che ci sono pochi lettori? No, perchè Tex e Dylan Dog e Topolino vendono 30-40-50 mila copie, quindi, POTENZIALMENTE, di lettori ce ne sono tanti. Certo che bisogna pubblicare cose che ti fanno correre in edicola a fine mese, ed è LI' il problema. Io cose che mi fanno correre in edicola (o in fumetteria) a fine mese, oggi, tranne i soliti 2-3, non ce ne sono. Zagor423

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  43. Per Skull (ultima!): come reggerebbe il mercato del fumetto con il 20% delle pubblicazioni di oggi? Semplice, sarebbe più snello e ci sarebbero meno autori che non riescono ad arrivare a fine mese (perchè farebbero l'impiegato o l'operaio). Ma dove sta scritto che bisogna avere decine, centinaia di pubblicazioni al mese? Quando guardo Anteprima mi viene un colpo. Ma quanta roba si pubblica? Ragazzi, ma per far vivere tutti quei fumettisti e tutti quegli editori, ma li avete fatti due conti? Significa che TUTTI I LETTORI di fumetti italiani dovrebbero spendere 3-400 euro al mese per sostenere i "bravi autori sottovalutati dal mercato cattivo". Dai, Skull, non ha senso! Ormai il fumetto è come la narrativa, produce 10 volte tanto quanto il mercato richiede. E se l'offerta supera la domanda, il risultato è molto semplice. E' una naturale legge di mercato. Ed è giusto che ci sia una selezione naturale fra autori.

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  44. Skull ha detto: "mi spieghi come si potrebbe reggere il mercato del fumetto solo sul 10-20% di quanto viene prodotto adesso?"
    In realtà se parliamo di mercato può sopravvivere e come, in fondo anche se esistesse un solo editore in Italia ci sarebbe mercato, un mercato monopolistico, ma un mercato, ciò che invece verrebe a cadere sarebbe la quantità di scelta a disposizione dei lettori, per favore non confondiamo il mercato con quelli che sono gli interessi di lettori, autori e editori o il livello della discussione inizierà ad ingnorare le basi delle scienze economiche.

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  45. Ignorare, non ingrorare scusate errore di battitura.

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  46. Anonimo/Zagor423 ha detto: "Ormai il fumetto è come la narrativa, produce 10 volte tanto quanto il mercato richiede. E se l'offerta supera la domanda, il risultato è molto semplice. E' una naturale legge di mercato."
    Quello che hai detto è vero ma solo parzialmente cioè mi trovo d'accordo sul discorso che c'è una richiesta che supera la domanda, ma questo perchè a causa di un'eccessiva targetizzazione del mercato.
    Per dirla in altre parole perchè c'è poca richiesta? Perchè troppi piccoli editori (e anche gli autori) fanno le stesse identiche cose perchè cercano di vendere a quei 3000-4000 appassionati di fumetto e basta.
    Una delle normali basi degli affari prevede il cercare di aumentare il mercato diversificando i prodotti (come fa la DC con la linea Vertigo per fare un esempio più semplice), da noi invece il catalogo di molti editori si riduce al solito magazine/fanzine con storie brevi e le stesse identiche colanne che quasi tutti gli editori propongono nicchizando il mercato.
    Cercherò di fare un esempio per farmi capire meglio avete mai notato che nei supermercati nonostante ci siano varie marche i gusti dei succhi di frutti che vengono venduti si contano sulle punte delle dita? Perchè lì una compagnia a monte a notato che vendeva di più solo quei gusti ed ha deciso di tagliare tutti gli altri che riteneva poco produttivi, le compagnie più piccole o che si sono immesse sul mercato dopo hanno iniziato ad usare la stessa politica credendo di aumentare i profitti, ma questo a portato solo a uno scontro tra prodotti praticamente uguali, per cui una quota dei consumatori preferirà quelli di qualità superiore e un'altra quota quelli dal prezzo più competitivo, con le compagnie che cercano di combattere su questi due fattori o sulla pubblicità per enfatizzarli, ma il fatto che nessuno di loro ora non produca ad esempio il gusto ciliegia non significa che non esisteno degli acquirenti che siano più interessati a tale gusto che a quelli ora in commercio, solo che le compagnie si sono nicchizzate e difficilmente fanno ricerche di mercato per testare la validità di nuovi prodotti.

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  47. Elmo, l'esempio dei succhi di frutta è imho stato da te esemplificato in maniera un pò superficiale (te lo dice un grande consumatore di quei prodotti).
    Esistono succhi di frutta di alta qualità a costi bassi/accettabili? Eccome!
    Anzi, ti dirò, mediamente quelli di "marca" hanno il 30% di frutta (quando va bene) quindi, per dirla fuori dai denti, sono una chiavica e costano molto.
    Esistono gusti diversificati (ovvero oltre i classici pera, albicocca, pesca, arancia,pompelmo,multifrutti,ananas, ace)? Eccome. Uva, mela, frutti di bosco, frutti rossi, gialli, kiwi,lime e potrei continuare...
    Qual'è il vero problema dei succhi di frutta (come di molti alimentari)? Si guarda la marca o il prezzo (la varietà c'è, l'abbiamo detto) ma mai l'etichetta. Quanta frutta c'è? Quanta frutta mi determina il fatto che quello E' UN SUCCO DI FRUTTA e non uno A BASE di succo di frutta?
    Ecco. Ora trasporta tutto in campo fumettistico. ;-)))

    p.s. quello di ciliegia credo costerebbe decisamente molto, molto di più. Vuoi la luna! ;-P

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  48. Zagor423: riguardo le "decine" dovrei chiedere a Capone, magari sono di più. Magari anche meno ma anche questo non è che determini un basso feedback. C'è chi, anche in passato, non prende carta e penna (o tastiera, mouse e collegamento internet) e scrive ad un autore/casa editrice per manifestare il proprio dispiacere.
    Ci sono i lettori "muti" che in Italia sono la stragrande maggioranza (quelli che leggono il DD in treno o in corriera e, una volta finito, lo regalano o lo rivendono)e che fanno la differenza, determinano i numeri.
    Se trovano il fumetto esposto nell'edicola sotto casa lo comprano, se non lo trovano, nisba.
    Se la Bonelli stampasse meno e distribuisse ancora meno venderebbe molto, molto meno. Non me le immagino le frotte di lettori che prendono un treno per comprare Caravan nella città più popolata vicina.
    Altezza occhi-mano: è una delle leggi del marketing (osserva gli scaffali dei supermercati).

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  49. Federico, scusa ma hai preso un pò troppo alla lettera il mio esempio, prima di tutto ho sparato ciliegia giusto per dire un frutto tipicamente non usato, poi non è che mi riferissi a tutti le ditte produttrici, ma solo riferire un comportamento di massima, terzo io non ho detto che alta qualità e basso prezzo non possono coesistere, nè ho detto che i prodotti di marca sono i prodotti migliori, ho detto che qualità e prezzo sono due fattori chiave e perciò le compagnie cercano di usarli per battere la concorrenza, c'è chi produce prodotti di qualità migliore per farlo, chi punta solo sul basso prezzo, chi punta ad un buon rapporto qualità/prezzo e infine chi usa la pubblicità per far credere di essere il migliore in uno di questi campi (e le grandi marche spesso ricadono in quest'ultima categoria).
    Insomma era solo un esempio veloce per delineare a grandi linee la situazione, qualsiasi caso se preso e ben analizzato ha delle deviazioni dai concetti è la classica differenza tra teoria e pratica.
    E riguardo all'etichetta credimi c'è qualcuno come me che la guarda ed è fin troppo scontetto di come troppo spesso e volentieri sia troppo generica, ma questo è un altro discorso sorvoliamo anche perchè sarebbe pardossale paragono il tutto al fumetto.

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  50. @Federico.
    Secondo me il fumetto è troppo di nicchia per poterlo misurare con le regole del marketing, tarate su prodotti di largo consumo.
    Invece so con sicurezza che i lettori occasionali di fumetti non esistono più.

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  51. @Anonimo/Zagor423
    E' vero che ora i lettori occasionali di fumetti non esistono più, ma questo perchè non si cerca di applicare il marketing, perchè vedi il marketing non è solo pubblicità, ma capire le esigenze del consumatore/lettore per fornigliele, esigenze che altri non si erano mai immaginati che andassero soddisfatte o che non si erano preoccupati di soddisfare.
    Interessanti da citare in questo concetto i fumetti Project X: 7-Eleven, e Project X: Cup Noodle che narrano proprio di due storie vere relative alla creazione di due brand successo (però siceramente non so se sono stati pubblicati anche in Italia, io ho comprato su eBay la versione inglese due-tre anni fa).
    Entrambi raccontano di come due imprese trovandosi in un mercato saturo e prossimo al collasso perchè spinto solo da idee stereotipate l'utilizzo di nuove idee e grazie a duro lavoro nel seguire tali idee si sia raggiunto il successo.

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  52. Sulla questione marketing la penso come Elmo. La pubblicità ne è solo una piccola parte (che rientra nella promozione) e, spesso, si tende ad equipararle.
    Se il marketing venisse applicato alle organizzazioni culturali le cose, in Italia (Paese della Cultura), andrebbero certamente meglio (che peggiorare più di così...)
    Riguardo la risposta al tuo "esempio veloce" la mia era, chiaramente, una piccola provocazione ;-) Ma qui si stava parlando anche si tagliare, di sfrondare, d'individuare l'elite di autori che davvero valgono.
    Insomma si parlava di "leggere l'etichetta per vedere quanta frutta c'è nel succo" (^_^)

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  53. Per Zagor423 (scusa il ritardo): mi sembra di capire che tu voglia considerare e salvare come modello unico di fumetto solo quello autoriale (diciamo di serie A), ed eliminare quello di puro intrattenimento (di serie B).
    Nonostante sia un'idea che ha un suo fascino, i lettori vogliono ENTRAMBI i tipi di fumetto, li hanno sempre voluti.
    C'è il fumetto impegnato e quello "da cesso", c'è il fumetto densissimo e quello più leggero, c'è quello per chi vuole ragionare e quello per chi vuole staccare il cervello.
    E non sempre le divisioni sono così nette.
    Secondo me non ha senso tentare di imporre solo un certo tipo di fumetto o di autore, pur con tutte le eventuali giustificazioni culturali o economiche.
    Anche perchè, volenti o nolenti, il fumetto nasce come mezzo di intrattenimento popolare.

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  54. Sull'offerta ridotta al 10-20% di quella attuale: il mercato crollerebbe miseramente, invece.
    Crollerebbero per prime le fumetterie, che già soffrono adesso; crollerebbero le piccole case editrici (chi potrebbe sopravvivere con solo uno o due volumi all'anno, per dire?); crollerebbero gli eventi collaterali al fumetto tout court, in primis le mostre mercato; crollerebbe anche il fumetto da edicola, con tutti gi annessi e connessi del caso.
    E senza fumetterie, mostre ed edicole, dove diavolo lo si comprerebbe quel 10-20% che si è salvato dalla ghigliottina?

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  55. Skull non confondere il mercato con gli operatori, è vero se l'offerta fosse ridotta al 10-20% di quella attuale crollerebbero molte delle piccole case editrici (e anche quelle più grandi), le fumetterie un pò meno (il loro legame con le piccole case editrici si è molto ridotto con gli anni), ma indubbiamente molte chiuderebbero, le edicole sostanzialmente ne risentirebbero poco o nulla, oggi come oggi il fumetto non è questa grande fetta di entrate per le edicole, anzì spesso non lo sono neanche più i giornali, da oltre un decennio le edicole si sono trovate a doversi reinventare come negozi di fotocopie, venditori di ricariche telefoniche, di gratini, sono diventate bar, ricevitorie di lotto e superernalotto e quantaltro, tanto più che andando in molte edicole spesso e volentieri trovare i fumetti è diventato quasi un'impresa, a parte topolino e un paio di bonelli o non trovi niente o chissà perchè li trovi in punto in cui o ti devi mettere carponi o ti devi far venire un torcicollo solo per vedere che c'è.
    Detto questo non è che l'idea di veder chiudere case editrici e fumetterie mi piaccia, anzì. La mia era solo una critica all'espressione "il mercato crollerebbe miseramente" che è logicamente errata bisognerebbe dire "buona parte degli operati del mercato crollerebbero, cambiando radicalmente il mercato stesso".

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  56. Per Elmo: si, ovviamente con "crollerebbe il fumetto da edicola" non intendevo che crollerebbero le edicole, che campano con tutt'altro, ma che non ci sarebbero più fumetti in edicola o quasi.
    Per il resto siamo perfettamente d'accordo: l'eventuale contrazione dell'offerta sarebbe la fine del fumetto per tutti e la sua trasformazione in un prodotto d'elite; è questo quello che vogliamo?

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  57. Non è questo che vogliamo su questo sono d'accordo (a parte l'uso del termine prodotto d'elite, un prodotto di elitè è il tartufo bianco, al massimo sarebbe un prodotto dal mercato chiuso).

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  58. Per Skull: AAAAARGGGHH!!!! Secondo te, uno che sceglie come nick "ZAGOR423", vuole buttare via il fumetto popolare??? Io AMO il fumetto popolare, per me il fumetto E' POPOLARE di diritto e di nascita, punto e stop! Il fumetto autoriale per me non esiste (e se esiste, mi fa anche un po' schifo). Evidentemente sono stato bravissimo a NON farmi capire!! :)
    E' però molto curioso come tu (e penso la maggior parte di noi) faccia questa equazione in modo meccanico e automatico: "fumetto di scarsa qualità = fumetto popolare". Ma perchè? Tex è popolare, popolarissimo, ma uno afferma che PATAGONIA è di scarsa qualità, mente sapendo di mentire. Quindi ASSOLUTAMENTE NO, non salverei il fumetto autoriale tout court, perchè non vuol dire qualità. ANZI! spesso è vero il contrario. Io salverei "solo" il BUON fumetto, cioè quello fatto bene, che diverte, che emoziona. Non quelle tonnellate di carta da macero scopiazzata e noiosa che invade le nostre edicole e fumetterie! Zagor423

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  59. Per Skull e Elmo. Rilancio: ma siamo sicuri sicuri che mantenere in vita a tutti i costi tutte le agonizzanti fumetterie sia questo gran bene? La fumetteria è un concetto di business emerso e affermatosi (si fa per dire) negli ultimi 15 anni, mutuato dagli Stati Uniti (dove, ricordiamoci, NON hanno edicole). Poi oggi abbiamo internet, Ebay, eccetera. Io non sono sicuro che la fumetteria sia stata così vincente, in Italia. Anzi: secondo me ha deformato non poco il mercato, creando proprio l'ILLUSIONE a decine di piccoli editori e a centinaia di "artisti" in erba di diventare professionisti. Secondo me le fumetterie hanno drogato per anni il mercato, ma oggi forse ci stiamo accorgendo che il re è nudo: la stragrande maggioranza di roba vendita in fumetteria, con buona pace di tutti, rimane sugli scaffali. ZAGOR423

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  60. ZAGOR423, io non penso che le fumetterie siano da mantenere ad ogni costo, ma non mi piace l'idea che chiudano a catena essendo sempre un canale di vendita (un canale e non l'unico), ciò che vedo necessario è un loro adattarsi come hanno fatto le edicole, voglio dire nelle fumetterie già trovi merchandising di ogni genere e spesso più legato ai film che ai fumetti quindi tanto vale vedere di iniziare a reinventarsi come hanno fatto le edicole, accostando altri commerci minori per tenere su l'attività, ma questo è un discorso che esula dal fumetto in se stesso, quanto più sulla stabilità economica dei punti vendita.

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