lunedì 15 febbraio 2010

E tre.

Terza visione di Avatar (prima dell'uscita, avevo promesso a Cini che ci saremmo andati insieme, ma poi non è stato possibile farlo; così ci siamo accordati per una seconda visione –o, per me, terza– non appena fossi passato per Fano) e alcuni dati in più:

- la versione 3D della Dolby (vista a Fano) è peggiore di quella della Real D (vista a Reggio Emilia): immagini 3D meno definite e meno luminose. Il sistema della Dolby si porta ancora dietro qualcosa della polarizzazione rossa/verde delle lenti e questo fa sì che siano diverse le zone dello schermo che vanno a fuoco con difficoltà (oltre al fatto che, appunto, girare la testa un po' di lato, fa emergere il rosso e il verde nella visione periferica)

- il problema della luminosità e della cromaticità resta comunque in entrambi i sistemi: se ti togli gli occhialetti ti rendi conto che le immagini proiettate sono giuste come colori e luminosità (e quindi la versione 2D paradossalmente assume un suo senso), ma quegli aggegi infernali che ti obbligano a indossare (ancora più infernali per chi, come me, porta già gli occhiali) si mangiano buona parte della luce e del colore (con il risultato che il bianco è grigio e che tutte le immagini sono un po' in penombra).
Di più: questa ridotta cromaticità/luminosità fà sì che tutta la fotografia del film sembri sballata, con il risultato che spesso le immagini, soprattutto quelle in cui sono presenti i personaggi umani, ricordano un po' quelle dei primi CD interattivi anni '90 con i personaggi che si staccano esageratamente dallo sfondo che risulta così finto (sì, tipo Under a Killing Moon o 7th Guest). Però basta togliere gli occhiali e si vede che, nelle stesse situazioni, la fotografia funziona, con i personaggi che vivono realisticamente nello spazio in cui sono collocati.

- tradotto: la tecnologia 3D è qualcosa di ancora ampliamente migliorabile. Il mercato giustificherà questi (immagino costosi) miglioramenti?

- torniamo all'articolo di Bittanti (che, tra parentesi, si può leggere QUI). Confermo che i terrestri che se ne vanno alla fine del film indossano la maschera d'ossigeno (e quindi non è violato nessun principio narrativo del film) mentre discorso diverso per il libro cartaceo di cui parla nell'articolo. Ora, credo che si sia generato un equivoco: è vero che nel film si dice che la dott.ssa Augustine (Sigourney Weaver) ha scritto un libro (sulla botanica di Pandora) ma il libro che mostra Sully (quello intitolato Na'vi) viene tirato fuori quando il personaggio dice più o meno che la storia si ripete, ovvero che se qualcuno sta seduto su qualcosa che vuoi, tu lo rendi tuo nemico per avere poi la scusa di fargli guerra e prenderti quello che ti interessa.
Questo giustificherebbe l'idea che quel libro non è quello della dott.ssa Augustine ma, piuttosto, una specie di testo (pagato dalla Multinazionale RDA che vuole mettere le mani su Pandora?) che sostiene che i Na'vi sono brutti, sporchi e cattivi, cioè né più né meno come gli Iracheni del XX secolo.

- Curiosità: il nome dell'autore che si intravede nella copertina del libro mostrato da Sully è quello di un certo Palmer.
Palmer… Avatar… Provate a fare una ricerca on-line e guardate che cosa ne esce fuori.
Ecco qua: Harry Palmer è un tizio associato per diverso tempo a Scientology che, guarda caso, ha lavorato sulla teoria dell'Avatar.
Il che apre il campo a diverse interpretazioni su questo libro che, come si diceva, nel film viene mostrato al pubblico in maniera molto diretta e palese (dando quindi motivo di pensare che un perché ci deve essere).

Ok basta. Ce ne è a sufficienza per beccarsi l'etichetta di nerd

Tento di rimediare segnalando questo filmato, ovvero come sarebbe dovuto finire davvero Avatar secondo i tizi del sito howitshouldhaveended.com:



(e solo per Ren, che so che apprezzerà, la versione in 8 secondi del film):

2 commenti:

  1. Continuiamo così, facciamoci del male.

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  2. mi hai quasi convinto ad andarlo a vedere...

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