martedì 16 febbraio 2010

Perché tanto odio?


Visto ieri Amabili resti di Peter Jackson di cui nei blog che frequento (tipo questo o questo) avevo letto tutto il peggio possibile e immaginabile.

Io vi dirò invece, cari i miei 5 lettori e mezzo, che non l'ho trovato poi così male come ho sentito raccontare in giro.
Certo, chi si aspettava il ritorno del Jackson di Creature del cielo sarà rimasto sicuramente deluso ma, d'altra parte, se Jackson dopo 15 anni facesse ancora lo stesso tipo di film non sarebbe molto diverso da Tim Burton (e i miei dubbi sul presente cinematografico di Tim Burton li ho già espressi qui).

Penso invece che questo sia un film di transizione per il regista neozelandese e che, proprio per questo, il grande e il piccolo (temi sempre presenti nei suoi film, sia come argomenti trattati che come scelta della tipologia della messinscena) siano presenti come poli del film. Nei confronti di essi Jackson chiaramente ancora non ha preso una decisione (sceglierne uno rispetto all'altro o trovare un modo diverso di farli convivere?) ma, proprio per questo, credo che sia importante che abbia deciso di confrontarsi con un testo come quello che ha al centro una bambina morta bloccata per sempre nell'attimo della sua vita appena prima del cambiamento, una famiglia che va piano piano a pezzi per il dolore della scomparsa e un pedofilo che, tutto sommato, da tutta la vicenda ne esce impunito.
E, cosa più difficile, raccontare tutto ciò che di bello non ha nulla con una luminosa e aurea bellezza delle immagini come il testo di Alice Sebold da cui il film è tratto praticamente imponeva.

Vero è che il film ha un problema di fondo (ha 4 o 5 centri narrativi che però non è che lavorino tutti bene insieme e che, fino alla fine Jackson sembra non decidere su che registro fare assumere alla storia e alle linee narrative tracciate dai suoi personaggi), ma vero anche che per buona parte del film le emozioni che la regia decide di darci (attesa, smarrimento, paura, tensione e dolore) arrivano tutte a segno e che le immagini a cui ricorre per raccontare la storia (oltre al già citato rapporto tra piccolo e grande, le case vere contrapposte a quelle finte, il discendere nella terra parallelo al salire nel primo cielo, il movimento che nasce dalla fissità delle cose) siano molto interessanti nel modo in cui riescono da illuminare aspetti di una vicenda che, in fondo, sappiamo già qual è non appena inizia il film.

Ora, io non ho letto il libro della Sebold ma così, a senso, credo che se un difetto al film va trovato, quello sta nell'averne espunto dalla messa in scena la carnalità (ma questo credo sia un rischio nell'avere Steven Spielberg come socio in affari) e nel non riuscire a far provare allo spettatore quel senso di malinconia legato a filo doppio all'idea di un tempo che passa e che non ci vede partecipi.
Ripeto, non ho letto il libro ma, non so come spiegarvelo, nel film è come se si vedesse chiaramente il segno delle pagine strappate.

Così come purtroppo non è chiarita fino in fondo che la realtà immaginaria dentro la quale la defunta si muove non è la sua ma quella del suo assassino a cui è lei, in fondo, che concede di tenerla ancora prigioniera (e questo invece mi sembra che potesse essere un punto di forza della storia da far emergere maggiormente).

Ci sono poi i tanto sbandierati effetti speciali del film ma, sarà anche il dopo Avatar, io non li ho trovati questo granché (e parlo esclusivamente come risposta emotiva ad essi).
Il vero effetto speciale del film trovo invece che siano gli occhi che l'attrice Saoirse Ronan presta al personaggio di Susie Salmon e l'interpretazione del suo assassino da parte di Stanley Tucci.
Mark Wahlberg invece, come sempre, non c'ha colpa.

8 commenti:

  1. Ora sei praticamente obbligato a leggere "Morte di un uomo qualunque"... (http://www.reviewsofbooks.com/death_of_an_ordinary_man/ ).

    "Praticamente obbligato" si fa per dire...

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  2. Io il libro l'ho letto in tempi non sospetti, e aspetto di vedere il film con curiosità: ma ti conforto dicendoti che il problema dei tanti (troppi?) registri è farina del sacco della Sebold, non di PJ: stava già tutto nel libro, che è gustoso ma ampiamente inferiore al precedente, "Lucky".

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  3. Il punto non è il confronto con il libro (che mi ha conquistato per 60 pagine e devastato per le restanti) quanto la perdita di fuoco su COSA si sta raccontando. Di cosa parla Amabili resti versione Jackson? E' un thriller? Allora è risibile tutta la figura dell'assassino, dei poliziotti, del come (non) viene catturato e della risoluzione finale. E' un film sulla perdita? No perchè, a differenza del libro, noi non seguiamo affatto le vite di quelli, colpiti dal lutto, che restano. Non vediamo crescere la sorella, non capiamo assolutamente i percorsi emotivi della mamma (una delle più brutte cesure della storia del cinema), non siamo partecipi della progressiva follia del padre, né del rapporto tra il fidanzatino e la poetessa. Per cui ancora più omicida è la scelta di tenere la conclusione del libro ("questi sono gli amabili resti...") visto che non ci vengono mostrati. E' un film sull'aldilà che guarda l'aldiqua? no perchè Jackson riesce a non farti capire niente su come funziona quel mondo, dove sia (e perchè il bambino lo sappia così bene), cosa sia. A volte flusso di coscienza delle ansie della ragazza, altre spot del mulino bianco, altre allegra combriccola delle vittime del pazzo. E? un film sugli effetti visivi? I più brutti e vecchi visti da anni. E' un film "indie?" no. e la colonna sonora sbaglia tutto quello che può sbagliare per ricordarcelo.
    Ok l'ho presa sul personale. Non sono un fan che vuole sempre e comunque "Creature del cielo". Sono uno che riconosce infiniti meriti a Jackson e che è rimasto deluso da questa che ha percepito non come una sua produzione minore ma come una semplice cialtronata.

    Mauro

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  4. Eh sì, l'hai presa un po' sul personale. Io gliel'avevo detto a Peter che faceva una cazzata a ciularti la bici.

    (anche a me la conclusione "questi sono gli amabili resti" ha fatto dire "sì, ma quali se il film me li fa solo intravedere ai bordi e sullo sfondo, però un po' dietro e nascostini?")

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  5. E probabilmente è stato sempre lui a ciulare anche quella di Foschini. La copia di Topolino, invece, non so.

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  6. (tra parentesi il mio guru, interpellato sul film, ha così sentenziato: "Bellissmo e naif! Con un immenso pezzo di bravura finale.")

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  7. e quindi è chiaro che è arrivato A) il momento di cambiare guru B) di andarci a riprendere le nostre bici! :-)

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  8. Maestra! El Mauro mi tocca il guru!

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